16 aprile 2013

Addio Maria Lai. La più nota e la più visionaria delle artiste sarde è scomparsa la notte scorsa nella sua terra, a 93 anni

 

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Era una delle più note, e anche anziane, artiste del panorama contemporaneo. Stiamo parlando di Maria Lai, l’outsider della Sardegna, scomparsa la scorsa notte nella sua casa a Cardedu, piccolissimo comune dell’Ogliastra, vicinissimo ad Ulassai, località dove dal 2006 Maria Lai aveva la sua Fondazione, il museo d’arte contemporanea “Stazione dell’Arte”, che raccoglie oltre 140 delle sue opere. Un progetto culturale nato per una vocazione nel campo dell’arte contemporanea proprio del paese di Ulassai, che nel 1981 promosse l’evento Legarsi alla montagna, nel quale tutte le case del paese e le montagne circostanti, ispirandosi ad un’antica leggenda locale, erano state legate con un nastro celeste lungo oltre dieci chilometri. E Maria Lai di tessuti, fili e trame era un’esperta, capace di creare mondi e utopiche cosmogonie. Emigrata dalla Sardegna nel 1940, aveva studiato a Roma con Marino Mazzacurati,  e poi a Venezia con Arturo Martini e Alberto Viani conosciuti al Corso di Scultura dell’Accademia di Belle Arti, frequentato dal 1943 al 1945.
Rientrata nell’isola dopo la guerra, Lai, artista schiva ma molto determinata e dotata di una rara umanità,  aveva continuato a tessere viaggi ed eredità delle Avanguardie degli anni ’50, facendo poi germogliare i primi Pani e i Telai all’inizio degli anni ’60 (non ha mai rinunciato al radicamento, anche culturale, nella sua terra d’orgine), mentre dai primi anni ’70 arrivano i libri e le tele cucite, le terracotte, e la partecipazione alla Biennale di Venezia di un progetto multimediale con Mirella Bentivoglio, nel 1978. La consacrazione negli ultimi tempi, anche dopo una serie di mostre negli Stati Uniti, che l’hanno portata ad essere considerata la più grande artista della Sardegna, e forse una delle più importanti di tutto il Novecento italiano. 

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