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Alex Israel a Città della Pieve. Un incontro tra Cinecittà e Warner Bros, per riscrivere ancora la storia del Museo di Santa Maria dei Servi

di - 5 Agosto 2012
Uno spazio che negli anni è stato prima chiesa, poi magazzino per la città e infine museo. Stiamo parlando del Civico Diocesano di Santa Maria dei Servi, a Città della Pieve, in provincia di Perugia, che quest’estate ospiterà, per la prima volta in Italia, il lavoro del giovane artista Alex Israel, 1982, nato e di base a Los Angeles. Che ha cocepito una serie di opere appositamente per l’antica struttura umbra, a sottolineare la progressione del tempo e l’avvicendarsi di funzioni: l’artista ha noleggiato dagli studi di Cinecittà una serie di sculture utilizzate come oggetti scenici in diversi film, una gamma di oggetti antichi e meno antichi in polistirolo espanso e in fibra di vetro, messe a dialogare con gli spazi dello spazio ospitante, in relazione con le epoche e con l’austerità del luogo, con l’affresco del Perugino e della decorazione Barocca perfettamente preservata del Museo Civico Diocesano, in un gioco di contrasti con l’artificio e l’approssimativa immobilità delle sculture di scena.
Per sviluppare la relazione tra le sculture e lo spazio, e per dare  all’esperienza visiva della mostra una cornice ulteriormente spettacolare e coreografica, Israel ha prodotto inoltre un nuovo gruppo di opere tratte dalla serie Flats: fondali cinematografici verticali, come muri, dipinti e stuccati. I fondali sono stati  fabbricati in California, nel backlot negli Studi della Warner Bros di Burbank.
Un invasione di campo che ricorda la rivisitazione di un tableau vivant, operato non a ricreare un quadro ma a rimettere in scena un vero e proprio luogo, per renderlo altro da sé, per donargli l’effetto di un nuovo presente transitorio. Un dialogo che mette in relazione anche due delle case di produzione cinematografica che più hanno fatto sognare, per motivi diversi, il pubblico di tutto il mondo. Al termine della mostra, le sculture noleggiate torneranno a Cinecittà, come a rimettere tutto al proprio posto. Per continuare a mantenere il mondo del sogno immobile, anche con le sue sculture di scena raffazzonate.(marianna agliottone)

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