Categorie: Speednews

Alla Biennale di Venezia, il Kosovo racconta la sua guerra, tra memorie pubbliche e private

di - 1 Aprile 2019
L’11 maggio si fa sempre più vicino e noi continuiamo con gli approfondimenti per non arrivare impreparati all’appuntamento in Laguna. Oggi parliamo del Kosovo, che partecipa alla Biennale di Venezia per la quarta volta, presentandosi in Arsenale con l’ultimo lavoro di Alban Muja (Mitrovica, 1980), Family Album. In occasione del ventesimo anniversario della fine della guerra in Kosovo (1998-1999), il Padiglione – che il direttore della National Gallery of Kosovo, Arta Agani, ha affidato alle cure di Vincent Honoré, direttore del MoCo-Montpellier Contemporain – vuole offrire una riflessione sul ruolo assunto dal giornalismo e dai media nel plasmare la veridicità della memoria del conflitto, sia collettiva che personale, tenendo in considerazione anche i processi di trasformazione sociale, politica e economica a cui il Paese è andato incontro.
La guerra del Kosovo, l’ultima combattuta su territorio europeo nel XX secolo, ebbe come conseguenza un’altissima percentuale di sfollati e rifugiati – si parla del 90% della popolazione – fra cui anche moltissimi bambini. Le loro immagini, pubblicate e diffuse dai giornali, all’epoca divennero l’emblema di quella realtà tragica e caotica che fu il conflitto ed è proprio con queste che Muja ha scelto di aprire Family Album. Per la sua nuova videoinstallazione, l’artista ha voluto rintracciare i bambini, ormai adulti, protagonisti di quelle immagini, per cercare di capire quale significato quei documenti abbiano avuto per il loro sviluppo personale, rispetto a quello che hanno assunto storicamente e politicamente, col passare del tempo.
Dopo vent’anni, al mondo esistono ancora molti conflitti e una forte crisi di rifugiati e ancora se ne ha esperienza grazie ai media e alle immagini documentarie che questi diffondono. Il Padiglione, dunque, non vuole soltanto proporre di meditare sui retaggi della guerra e su come questa venga presentata dai media, ma anche lasciare spazio a una più ampia e generale riflessione sul rapporto fra estetica e politica, fra soggetto e narratore. (Lucrezia Cirri)
In alto: Alban Muja, Family Album (1999). Photo by Skender Muja at the Hamallaj refugee camp, Albania. © Muja Family. Courtesy of the artist

Articoli recenti

  • Bandi e concorsi

Italia Pazza, la open call che invita gli artisti a ripensare la borsa

Fondazione Italia Patria della Bellezza lancia la seconda edizione di ITALIA PAZZA, la open call che mette in palio residenze…

8 Aprile 2026 17:30
  • Arte contemporanea

Non è un concerto. Non è una mostra. Sono le frequenze estreme di Marco Fusinato al PAC di Milano

Dopo i duecento giorni di “noise” alla Biennale di Venezia 2022, l'artista australiano torna in Italia con la sua prima…

8 Aprile 2026 15:00
  • Personaggi

Addio a Christine Ruiz-Picasso: scompare la “madre” del Museo Picasso Málaga

Si è spenta a 97 anni in Provenza la nuora del genio andaluso. Senza la sua tenacia e la sua…

8 Aprile 2026 14:53
  • Mostre

Un rave d’arte a Trastevere: l’installazione di Mattia Pajè da Supernova

Per la sua mostra negli spazi di Supernova a Roma, Mattia Pajè lavora sulla cultura del rave come spazio potenziale,…

8 Aprile 2026 13:46
  • Mercato

Art Cologne debutta a Palma, con una fiera vista mare

«Non c’è un’altra isola nel Mediterraneo con una scena artistica così consolidata». Lo racconta a exibart il direttore Daniel Hug,…

8 Aprile 2026 13:13
  • Musei

Centre Pompidou Hanwha: a giugno l’apertura della nuova sede a Seoul

Mentre la sede parigina rimane chiusa per lavori, il Centre Pompidou apre una nuova sede a Seoul, in collaborazione con…

8 Aprile 2026 12:55