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AMACI chiede udienza al Presidente del Consiglio e ai Ministri competenti sugli affaire MAXXI, Civica di Trento, Monfalcone e MAN

di - 17 Aprile 2012
Il Ministro Ornaghi, sulla situazione del MAXXI, ha dichiarato che non c’è «nessun pericolo di chiusura del Museo e il commissariamento è stato deciso proprio per salvaguardare questa importante fondazione culturale italiana e il suo sviluppo futuro». Riunito in consiglio ieri, alla Galleria Civica di Trento, l’AMACI, composto da Beatrice Merz con Ludovico Pratesi, rispettivamente Presidente e Vicepresidente di AMACI, e i Consiglieri Giacinto Di Pietrantonio, Gianfranco Maraniello, Anna Mattirolo, Riccardo Passoni e Angela Rorro, ha ritenuto certo che nel caso di verifiche delle condizioni del Museo, saranno evidenziate la gestione virtuosa e come la non approvazione del Bilancio preventivo 2012 sia dovuta al mancato stanziamento dei previsti contributi statali.
Il Consiglio poi dell’Associazione Musei Arte Contemporanea italiani ha rimarcato il forte danno d’immagine subita dal museo romano e anche la speranza che la rapidità nell’affrontare l’emergenza possa impedire l’aggravarsi della situazione. Ma c’è una cosa più importante: la richiesta urgente di un’audizione con il Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministero dell’Economia e delle Finanze, Mario Monti, e ai Ministri competenti, Ornaghi, Passera, Fornero e Profumo, per presentare le criticità e le fragilità del sistema museale dell’arte contemporanea in Italia. In questa occasione AMACI sottoporrà ai Ministri un rapporto dettagliato della situazione dei musei d’arte contemporanea italiani, che evidenzia la capacità dei nostri musei di generare cultura, educazione, formazione, occupazione e crescita economica in tutto il territorio nazionale.
Inoltre si è parlato anche della situazione in cui versano altri musei italiani, tra cui la stessa Galleria Civica di Trento, il GCAC di Monfalcone e il MAN di Nuoro. Attenzione speciale per Trento, dove si è sottolineata la gravità del comportamento dell’amministrazione comunale, che ha deciso di sottrarsi all’impegno pubblico di sostenere la Fondazione in qualità di Socio Fondatore.
Una dinamica che, come nel caso del MAXXI, rischia di affossare dopo 23 anni di attività, per mano della stessa amministrazione che l’ha fortemente voluta, un’istituzione culturale che tanto ha portato al territorio. Preoccupazione anche per le situazioni nebbiose della Galleria Comunale di Arte Contemporanea di Monfalcone e del MAN di Nuoro, le cui amministrazioni da mesi non hanno provveduto alla nomina di un Direttore Artistico. Identiche perplessità per PAN e il MADRE di Napoli, Palazzo Riso di Palermo e altre realtà nel settore dell’arte contemporanea, sulla cui situazione e sul cui destino al momento non esistono informazioni certe.

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  • L’AMACI e Beatrice Merz hanno una grande opportunità: agire da LATE COMERS (vedi question time flash art italia 2009: http://www.whlr.blogspot.it/2011/11/question-time-flash-art-italia-ottobre.html ) e pensare ad una nuova idea di museo low cost e più attinente al presente.
    E invece temo che vogliano continuare a scimmiottare malamente la scena internazionale, quando i musei per il contemporaneo in italia sono CATTEDRALI nel DESERTO, insegne pubblicitarie che si spengono appena si ridimensione giustamente l’apporto di pubblico e privato.

  • Partendo dal presupposto che una cattedrale nel deserto è meglio di un deserto desolato, comprendo il clima di agitata preoccupazione che il caso Maxxi ha generato. Nell'attesa di ulteriori sviluppi, mi auguro che la pronta reazione dell'opinione pubblica e della stampa, insieme agli interventi comprensibilmente più diplomatici dell'Amaci e della Consulta, possano in qualche modo limitare i danni.
    Intanto mi sembra lungimirante la discussione sull'inevitabile trasformazione degli spazi museali nell'attuale contesto socio-economico. A tal proposito segnalo l'articolo di Pierluigi Sacco intitolato "The space between" apparso nel numero di marzo di Flash Art. Si tratta di una delle più lucide riflessioni sulla possibile evoluzione dell'idea di museo nel prossimo futuro che io abbia letto di recente. Tra l'altro la questione è affrontata abbracciando problematiche collegate inscindibilmente con le evoluzioni metamorfiche cui sono oggi costretti i musei occidentali: il ruolo sociale dell'arte e dell'artista, la necessaria trasformazione del museo da spazio di contemplazione passiva a spazio di produzione, la sua integrazione con la vita quotidiana.

  • @Vincenzo: Pier Luigi Sacco è molto bravo a seguire whitehouse e dopo due mesi sbocciare con un articolo su Flash Art dove riprende cose viste due mesi prima su whitehouse. Va benissimo. Peccato che Sacco predichi bene e razzoli male. Basta vedere il suo Festival dell'arte contemporanea....le interessanti questioni che solleva dove sono finite????? Dove erano finite???????????? Dov'è la pratica????

    No, meglio un deserto che una cattedrale nel deserto. Soprattutto quando la cattedrale propone messe, rituali e sacerdoti che sono controproducenti. Al MAXXI non è passata una mostra incidente (forse questa ultima dei giovani del premio MAXXI). Mostre a latere con piglio ottoscentesco, mostre monografiche forzate (vedi pistoletto...)...

    Si tratta di ripartire dai contenuti e quindi format, ruolo e linguaggio. Il museo non risponde più al presente. Bisogna aspettare che se ne accorga qualche centro estero perchè i nostri operatori provincialotti li seguano..temo...anche se Sacco sarà sempre davanti agli altri nella teoria, perchè legge whitehouse :-)

    LR

  • @ whitehouse: se davvero, come hai più volte sostenuto, hai a cuore la questione della costruzione di un pubblico consapevole, non puoi essere favorevole alla "desertificazione" per puro principio. Ragionare in bianco e nero è poco costruttivo. O il Maxxi è perfetto o meglio niente Maxxi? Siccome la gestione e la programmazione del museo non sono state sempre impeccabili, allora dovremmo lasciare che tutto vada a rotoli per poi poter orgogliosamente vantarci: "Io l'avevo detto"?
    Non intervengo sulla questione della paternità delle riflessioni contenute nell'articolo di Sacco, poiché si tratta di problematiche sulle quali esiste da tempo ormai una diffusa consapevolezza: sarebbe come voler stabilire chi per primo ha percepito l'incalzare della crisi economica! Riguardo allo scarto da te evidenziato tra l'elaborazione teorica e l'applicazione pratica, sarei un tantino più benevolo con Sacco. Ben venga la pratica, ma per fare pratica bisogna scendere a compromessi con la realtà. La critica radicale è purtroppo una prerogativa dei teorici, che possono non "sporcarsi le mani". So bene che sei impegnato in numerose iniziative a carattere "pratico", ma è facile mantenersi "puri" conservando la distanza e l'anonimato.

  • @Vincenzo: io non sono anonimo. Dovrei andare a conoscere casa per casa tutti i lettori di internet????

    Il MAXXI oggi, come il MADRE a Napoli o Il Mambo a Bologna sono monumenti all'ego e alle incapacità dell'arte contemporanea. Io non sono per la desertificazione ma per la costruzione consapevole. Avere un museo che non funziona allontana il pubblico. Esattamente come avere un Museo che cerca malamente di andare incontro al pubblico con workshop fine a s estessi dove scaricare i bambini o con mostre non incidenti che lasciano delusi pubblico (???) e addetti ai lavori.

    Un'esempio è stata la mostra di Matthew Day Jackson al Mambo...una sorta di pop art scarnificata e forzatamente caricata di citazioni:

    https://www.google.it/search?q=matthew+day+jackson&hl=it&prmd=imvns&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ei=kuSOT7XkDOP44QS0wN3ODw&ved=0CFgQsAQ&biw=1528&bih=959

    Il set abbandonato di un B-movie...e il pubblico che si aggira perplesso, perchè sottoposto ad un certo martellamento molto più incidente fuori dal museo...

    O la ragazza nuda che imbocca con babbà al Madre.....

    Se questa è l'arte contemporanea meglio seppellirla. O come diceva Danto forse una certa concezione di Arte è finita. Ma ne parlerà meglio Pier Luigi Sacco sul prossimo Flash Art :-)

  • Quindi Luca Rossi (correggimi se sbaglio) sostiene che sarebbe meglio seppellire l'arte contemporanea per come è oggi concepita e chiudere i musei, "monumenti all’ego e all'incapacità". Tabula rasa e ricominciare da capo sarebbe la soluzione? Lo Stato fa bene a tagliare i fondi per la cultura, dal momento che l'offerta culturale è a volte inadeguata? Avere un museo che non funziona allontana il pubblico, allora meglio un museo che non esiste?
    Perdonami se ti provoco: su alcune cose sono d'accordo con te, trovo però che a volte tu tenda a portare all'estremo la riflessione rischiando di sconfinare nel cinismo e nell'immobilità. Se, come dici, sei per la "costruzione consapevole" allora non ti si addicono posizioni ipercritiche. Forse staccarti dalla tastiera del computer non sarebbe proprio una cattiva idea. Certo non per aggirarti personalmente "casa per casa"! Magari basterebbe accompagnare Morsiani nei pub durante i suoi corsi pratici... :-)

  • @Vincenzo: questa visione romantica del blogger sempre attaccato alla tastiera è un po' retrò..mi muovo e vivo come tutti.

    Prima di chiudere i Musei i Musei andrebbero ripensati. Forse una certa concezione di arte andrebbe ripensata. E aggiungo che la teoria non può prescindere dalla pratica.

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