“Il nostro compito non è quello di preoccuparci delle frustrazioni degli artisti“, recita l’incipit dell’articolo. Vi ricordate il ciclo di articoli sul ruolo della critica d’arte che ha preso avvio, con un pezzo di Alfredo Sigolo, da una polemica innescata dallo scrittore Alessandro Baricco al grido di “recensitemi o tacete“? Ebbene, dopo la risposta di Raffaele Gavarro è il turno del critico Marco Meneguzzo, con un interessantissimo saggio di cui, appunto, vi anticipiamo l’incipit e che vi invitiamo a non perdere su Exibart.onpaper numero 34. A novembre.
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ah dr. capocchia, 'mmazza come sei cattivo! ma chi sei? er fratello de rambokan?!?
assolutamente vero quello che dice marco meneguzzo. Le frustrazioni degli artisti servono solo a loro per crare i "lavori" (qualcuno vuole chiamarle "opere") mentre il critico deve esaminare l'opera già compiuta. Questa verità non è mia, ma lo è diventata da quando Marcello Venturoli, il primo critico che esaminò il mio lavoro nel 1989 mi disse:"Ricordati Cusani, il critico arriva un minuto dopo che l'opera è stata completata". La ritengo una verità assoluta diametralmente opposta a quella di Achille Bonito Oliva che crede di determinare lui l'opera condizionando l'artista. Due scuole di pensiero diverse: se è vero che l'artista è l'anello debole della "catena dell'arte" allora Venturoli è "debole con i deboli" mentre ABO è "forte coi deboli". A ognuno le proprie valutazioni.
"Il nostro compito non è quello di preoccuparci delle frustrazioni dei leccapiedi di galleristi: il nostro compito è sterminarli"
E noi perché dovremmo interessarci alle profonde elucubrazioni di critici inevitabilmente poco indipendenti e sempre pronti , per reverenza o necessità
o per connaturata attitudine gregaria , a contraddire nella prassi la teoria?
"Ve possino da tante cortellate
pe' quante messe ha detto l'arciprete
pe' quante vorte ha detto
orate frate"
(da "La critica d'arte nell'epoca della sua subalternità al marketing [*] ")
[*] marchett-ing
T'a piaciato ?
prima capocchian, poi giocchino (sic), ma sempre così pungente, colto, brutale, un uomo ferito, eppure ancora capace di reagire, ci si potrebbe quasi innamorare...oppure invitarlo a una mostra...
p.s. tutto questo è assolutamente idiota, ma io so con chi ho a che fare, e mi regolo di conseguenza...