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Andiamo sul concreto, anche i creativi hanno uno stomaco. A Torino nasce il bando “Pasti d’artista”. Ce lo racconta Giada Pucci

di - 21 Maggio 2014
Sarà presentato stamattina a Palazzo Saluzzo Paesana di Torino il nuovo progetto “Pasti d’artista – Nutrire l’arte a Torino”, un’azione di sensibilizzazione per la creazione di un fondo per l’arte visiva in Italia. Di che si tratta? Il cibo stavolta c’entra, nella versione più umana possibile: parliamo infatti di un bando di concorso aperto agli artisti visivi sopra i 35 anni che, presentando un loro portfolio, riceveranno veri e propri buoni pasto da utilizzare all’interno di attività commerciali di ristorazione sul territorio torinese. Il “concorso” terminerà a fine agosto, ma al di là del premio “materiale”, che per una volta tanto mette nero su bianco anche il concetto che gli artisti non vivono d’aria (come spesso si pensa), Giada Pucci, a sua volta artista e ideatrice del progetto, sta raccogliendo le testimonianze dei creativi “visivi” attivi sul territorio del capoluogo del Piemonte, realizzando una mappatura sui temi del finanziamento pubblico/privato, del supporto economico agli artisti, la definizione di questa figura professionale e culturale, con la legislazione di diritto e tutela relativi. Ne abbiamo parlato con l’ideatrice, per capire cosa significa e dove vuole andare a parare un vero e proprio progetto di “sovvenzione”.
Parto con una domanda provocatoria: Si premia l’arte over 35 con buoni pasto: siamo al “tengo famiglia” e quindi ci si deve arrangiare come si può?
«La carriera dell’artista è molto complicata. Il sistema dell’arte complesso e ben definito. Fino ai 35 anni l’artista ha la possibilità di partecipare ad una serie di iniziative, di formazione, promozione e ricerca tramite le varie fondazioni pubbliche e private dedicate all’arte giovane, le associazioni non-profit del territorio italiano nonché usufruendo dell’archivio G.A.I. Giovani Artisti Italiani (gestito dalle amministrazioni locali) e del suo servizio informativo aggiornato su tutte le opportunità del momento (concorsi, selezioni, premi, residenze). Dopo tale età le opportunità si riducono sensibilmente. Di qui l’idea di colmare un vuoto. Alla promozione dell’arte giovane si integra la volontà di tutelare gli artisti in tutto il loro percorso, di sostenere coloro che maturano in un’età non più detta giovane. I buoni pasto sono il primo mezzo che il progetto utilizza per sensibilizzare le istituzioni e le fondazioni bancarie per la creazione di un fondo per l’arte visiva italiana, l’intento e di aprire un dialogo reale con loro ricordando uno dei principi della Raccomandazione dell’UNESCO del 1980 relativa alla condizione dell’artista: “Gli stati riconoscendo il ruolo essenziale dell’arte nella vita e nello sviluppo dell’essere umano e della società, hanno il dovere di proteggere, difendere e aiutare gli artisti e la loro libertà di creare. La professione dell’artista deve essere circondata della considerazione che merita, e le sue condizioni di lavoro devono essere tali da permettergli di consacrarsi interamente alle proprie attività”. Oppure ricordando un principio della Risoluzione del Parlamento Europeo del 2007, sullo statuto sociale degli artisti: “L’UE invita gli Stati membri a sviluppare o applicare un quadro giuridico e istituzionale al fine di sostenere la creazione artistica mediante l’adozione o l’attuazione di una serie di misure coerenti e globali che riguardino la situazione contrattuale, la sicurezza sociale, l’assicurazione malattia, la tassazione diretta e indiretta e la conformità alle norme europee. DA unica realtà che può veramente essere detta esistere è il pensiero: Cogito, ergo sum (Penso, dunque esisto, Razionalismo, Cartesio) A unica realtà che può veramente essere detta esistere è la materia: Edo, ergo sum (Mangio, dunque esisto,materialismo contemporaneo?)
L’arte nutre la società, e la società dovrebbe – usiamo il condizionale – nutrire gli artisti. E invece molto spesso le professioni creative sono considerate “passatempi”, addirittura persino tra gli addetti ai lavori, con la situazione che conosciamo tutti. Nasce da qui l’idea di pasti d’artista?
«Esattamente. Uno dei problemi principali, che sarà analizzato nelle tavole rotonde di Pasti d’Artista, è la figura professionale del creativo: cercheremo attraverso i contributi degli addetti ai lavori e non (prendendo in esame e comparando le visioni di diversi stati europei e non) di definire questa professione».
In base a quali criteri saranno selezionati gli artisti “vincitori”? In quanto tempo prevedete di istituire questo fondo e come sarà ridistribuito?
«Il 21 Maggio si aprirà il bando di concorso, possono partecipare, gratuitamente, tutti gli artisti domiciliati nella provincia di Torino (in modo che possano usufruire giornalmente dei buoni pasto) con età superiore ai 35 anni e con reddito inferiore ai 15mila euro annui. La commissione scientifica valuterà anche in base alla serietà della ricerca artistica. Il tempo non lo decidiamo strettamente noi. È un’azione di sensibilizzazione, vedremo insieme nel corso del progetto attraverso i dibattiti e le tavole rotonde, quali saranno i tempi e se riusciremo nell’intento. Il fondo servirà per supportare la ricerca dell’artista, stiamo realizzando un’indagine intervistando inizialmente gli artisti per capire tra l’altro quali sono le necessita prioritarie che facilitano il loro lavoro».

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