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Annunciata per il 2016 l’apertura di un museo della musica techno a Berlino. In barba a Francoforte, che aprirà tra un paio d’anni il suo mausoleo dell’elettronica

di - 23 Novembre 2015
A partire dai primi anni novanta Berlino si è meritatamente conquistata il titolo di capitale mondiale della musica techno, reputazione che è andata crescendo fino a oggi. Insieme a istituzioni come il Berghein, il Panorama Bar e il Watergate, ormai mete di pellegrinaggio dei clubber di tutto il pianeta, il club Tresor (nella foto) si è imposto come tempio di questo nuovo culto.
Il fondatore di questo storico locale, Dimitri Hegemann, vorrebbe ufficializzare lo status della Capitale tedesca come “città della techno” creando un museo che celebri questo mezzo secolo di danze sfrenate, spinto soprattutto dall’annuncio dell’apertura di un museo della musica elettronica prevista a Francoforte nel 2017.
Mosso probabilmente da spirito di rivalsa nei confronti della città sul Meno, altra Mecca delle sonorità elettroniche, Hagemann ha annunciato a sorpresa l’intenzione di aprire il Living Archive of Electronica nel 2016, in occasione dei 25 anni del Tresor. L’aggettivo “living”, “vivente”, non è gratuito né tantomeno superfluo in quanto sottolineerebbe, nelle intenzioni di Hagemann, uno degli aspetti più interessanti della musica elettronica, la sua immortalità e mutevolezza, il suo adattarsi alle circostanze del momento senza snaturarsi.
Per realizzare il progetto il proprietario del club sarebbe attualmente alla ricerca di fondi, mentre i berlinesi più nostalgici sembrano essere piuttosto ostili all’idea di istituzionalizzare un genere che aveva fatto dell’underground la sua bandiera. Questi residenti riluttanti avevano già espresso un certo disappunto per quello che era stato ribattezzato “easyJet set”, i turisti del sabato sera che possono facilmente permettersi brevi soggiorni danzerecci grazie al successo delle compagnie aeree low cost alla fine degli anni novanta. Questa invasione di giovani visitatori da tutta Europa è stata spesso additata, a torto o a ragione, come la causa di quasi tutti i mali di Berlino, dalla gentrificazione alla scarsità di lavoro, e si è tradotta nella proverbiale ostilità dei buttafuori dei locali della città ad ammettere clienti non tedeschi.

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