L’artista
Bruno Marrapodi (1982) ci racconta un micromondo, quello della Darsena dei Navigli di Milano, non attraverso i suoi lavori pittorici – che rappresentano storie umane, interni di abitazioni, paesaggi – ma con un racconto trasposto in un film che presenterà sabato 20 febbraio proprio nel suo studio. Alle 17 di oggi infatti avverrà un “pellegrinaggio” dall’
Edicola Radetzky, punto di ritrovo, al vicino studio di Marrapodi dall’altra parte della Darsena. Una volta nello studio, un video realizzato con Roberto Rup Paolini con la musica di
Tiziano Cannas, sarà proiettato in loop in una stanza. E le pareti adibite a quadreria. L’oggetto raccontato nel film è la sua storia della Darsena di Milano.
Il progetto nasce da una chiacchierata all’Edicola Radetzky – quell’edicola liberty che è stata recuperata dall’Associazione Progetto Città Ideale (Mirko Canesi, Fiorella Fontana e Stefano Serusi) con la curatela di Dimora Artica nella persona di Andrea Lacarpia e che è ormai tornata un luogo di snodo in una posizione nevralgica della Milano storica e popolare dei Navigli – tra l’artista Bruno Marrapodi e la critica/curatrice Rossella Farinotti. Bruno Marrapodi, che da 9 anni vive e lavora proprio qui sulla Darsena, è stato uno degli artisti che ha aiutato i ragazzi dell’Edicola durante diversi week end del Cantiere, restituendo una vita a quel piccolo prezioso luogo. In questo tempo Marrapodi ha osservato, fatto parte e assorbito ciò che gli stava intorno, in questa zona quella che lui descrive come la sua “verità” E aggiunge: «Racconto storie. Storie di fallimenti, storie che non vanno secondo i piani, circostanze divertenti dal retrogusto tragico, personaggi fortemente caratterizzati dal loro prima e dal loro dopo». E così è nato un racconto, Una darsena piccola piccola, appunto, che viene qui sviluppato attraverso un film nato dall’interazione di Bruno con altri due artisti: il regista Roberto Rup Paolini e il musicista Tiziano Cannas. Racconta Marrapodi «Il lavoro è multidisciplinare perché vedo l’impronta netta di ognuno di noi: come avviene durante la realizzazione di un film, più competenze devono affiancarsi per riuscire a cogliere il sapore che il regista vuole dare al girato, tanto più le persone si comprendono interiormente, tanto autentico si rivelerà il lavoro». Ecco dunque che una storia sull’acqua ci aspetta.