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Arte contemporanea e geopolitica si incontrano al MAXXI. Due convegni e una mostra, a partire da stasera

di - 15 Maggio 2012

Il tema è emblematico, soprattutto nella nostra epoca, e si intitola “Le frontiere come ferita”. È un progetto a cura di Carolina Italiano che, negli spazi di MAXXI B.A.S.E., mischierà Limes, la rivista italiana di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo, con la Plegaria Muda di Doris Salcedo, anche se la mostra in questione non è esattamente quella della Salcedo ma il progetto di Laura Canali e delle sue carte geopolitiche create appositamente per Limes, che resteranno visibili fino al prossimo 24 giugno.

Mentre stasera andrà in scena il primo focus di approfondimento sulle frontiere “ferite” in Europa, a cui parteciperanno Laura Canali, Lucio Caracciolo, la giornalista Lilli Gruber, Enrico Letta e l’artista Adrian Paci. Il secondo appuntamento, sulle “frontiere ferite in Italia”, sara invece il 19 giugno, con Canali e Caracciolo e la giornalista Yasemine Taskin, gli artisti Botto e Bruno e la partecipazione del Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione Andrea Riccardi.

Negli spazi di B.A.S.E. le quattro grandi carte di frontiera pubblicate da Limes esposte, sono state ripensate per l’occasione: si va dalle mappe che fotografano la crisi dell’Eurozona a quelle che mettono in scena il grande impatto dell’immigrazione nel nostro Paese, soprattutto al Nord, in una non ben definita “Padania”. Vi sara poi una carta pensata ad hoc, che dà il titolo all’intero progetto, “Le frontiere come ferita”, e che interpreta alcune fra le più disumane linee di frattura che intersecano il mondo attuale: dal Caucaso alla Cisgiordania, dal Mediterraneo in ebollizione alla barriera Stati Uniti/Messico –dove le vittime del narcotraffico negli ultimi 5 anni sono state più numerose che i civili caduti in Afganistan-, fino alla tragedia ecologica del Golfo del Messico, con il petrolio occultato da agenti tossici quanto invisibili.  

Carte che, come spiega Lucio Caracciolo «non servono solamente all’analisi, ma anche a rivelare e suscitare sensazioni ed emozioni profonde. In questo senso non sono solo un prodotto scientifico ma anche un modo per esprimere i punti di vista più nascosti e talvolta persino inconsapevoli degli attori politici».

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