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Arte contemporanea, interattività e tanto “green”: ecco la sesta edizione del “Festival del paesaggio” di Bergamo, che congiunge anche la doppia anima della città

di - 14 Settembre 2016
Bergamo – sita dove gli ultimi colli delle Prealpi Bergamasche degradano nell’alta pianura e articolata tra Città Alta, sede più antica adagiata sulle alture in posizione strategica e per questo contesa nei secoli, che conserva il sapore del passato tutelato da antiche e integre mura veneziane ed è raggiungibile anche tramite una simpatica funicolare ultracentenaria, e Città Bassa dalle architetture più recenti e fisiologicamente in espansione – è posta in un contesto dove il verde trionfa armoniosamente da secoli come dimostrano i percorsi nella natura prossimi al tessuto urbano.
Non stupisce, quindi, che da sei anni sia sede de I Maestri del Paesaggio, kermesse che vede presenti i più importanti progettisti del paesaggio e le manifestazioni più intriganti del landscaping internazionale focalizzati quest’anno su wild landscape, tema sull’aspirazione dell’uomo contemporaneo a relazionarsi quotidianamente con la natura spontanea.
Il fulcro delle numerose iniziative ed eventi dell’edizione 2016 (fino al 25 settembre) è in Piazza Vecchia a Bergamo Alta con la dinamica e pregevole installazione di Stefan Tischer (professore di Architettura all’Università di Alghero e paesaggista internazionale) con la collaborazione della paesaggista Lucia Nusiner: una passerella – in dialogo con le antiche strutture esistenti – che condensa in 68 metri di lunghezza percorribili dal pubblico la biodiversità delle Alpi Orobiche in cinque paesaggi (urbano, alluvionale, submontano, montano e alpino) di questa terra semplice e ricca.
Impossibile citare tutte le proposte, alcune veramente di notevole fascino: ai visitatori il piacevole compito di scoprirle!
Per chi è incuriosito dal connubio arte e green-fashion si consiglia a Bergamo Bassa l’atelier di Tiziana Fausti con il terrazzo trasformato in elegante e riposante giardino, per la quadreria fotografica dedicata alla donna con capolavori in bianco e nero quali gli splendidi occhi in Burqa di Robert Longo (foto) e per la mostra – innestata nell’anima dell’atelier – “Un sottile filo verde” di Claire Takacs, fotografa appassionata di giardini di cui riesce a trasmettere respiri, palpiti e luci siano essi in Europa, America del Nord o nella natia Australia come la splendida sinfonia cromatica de Il tempio Genko-an, nella zona nord di Kyoto e l’ambiente quasi primigenio di ‘Nassella tenuissima’ e fiori di ‘Echinacea’ con la luce dell’alba.
Una rassegna che non è solo qualificazione intelligente del verde da parte di archistar del paesaggio, ma anche invito a un approccio più consapevole e responsabile da parte di ciascuno con la natura. (Wanda Castelnuovo)

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