Il tribunale di Rotterdam si è pronunciato a favore del collezionista olandese Bert Kreuk nella querela lanciata contro Danh Vo, lo scorso settembre.
L’uomo aveva chiesto all’artista danese-vietnamita, vincitore di Hugo Boss Prize una grande opera per il Gemeentemuseum de L’Aia, da inserire nella mostra “Transforming the Known”.
Vo aveva mandato una piccola opera, ma Kreuk sosteneva che era stato promesso un lavoro che riempisse un’intera sala del museo.
Gli olandesi togati non hanno scherzato, e secondo la corte le prove erano sufficienti per stabilire che gli accordi erano esattamente quelli richiesti da Kreuk.
Così la sentenza è stata quella di “fornire” l’opera d’arte che Vo aveva promesso entro un anno, e la penale per ogni giorni di ritardo sarebbe stata di 10mila euro fino a un massimo di 350mila (lo stesso prezzo, indicato nel contratto, che Kreuk pagherà l’opera). Ma dopo la soddisfazione del collezionista per la sentenza, giudicata “giusta” nella misura in cui dichiara che bisogna rispettare gli accordi.
Vo, dal canto suo, ha invece rimarcato di essere stato violato nella sua integrità artistica, con l’ordine di produrre un grande e imponente lavoro. Che strano: una volta, questi fatti, si chiamavano “commissioni”, specialmente quando venivano ordinati e pagati da mecenati e affini.
Ma andiamo avanti, perché la diatriba non è finita: Vo ha inviato una lettera a Kreuk, proponendo una nuova opera che ha una parte presa da un dialogo del film L’esorcista e che recita: “SHOVE IT UP YOUR ASS, YOU FAGGOT”.
Un poco volgare, diciamo. E il collezionista ha risposto per le rime: “Caro Danh, apprezzo la tua iniziativa nel rispettare l’ordine del tribunale. Soprattutto perché hai ignorato i miei suggerimenti per risolvere la questione al di fuori delle corti per quasi 2 anni. Sono aperto a discutere la situazione con te in modo civile e rispettoso. Però non voglio abbassarmi al livello di insulti, parolacce, abusi, e altri comportamenti infantili. Eventuali ulteriori tentativi di screditare la mia reputazione sono indegni, proprio come i precedenti tentativi di distrarre le cause di questo caso. Forse dovresti prendere in considerazione l’articolo 2.24 della sentenza, in cui il giudice ha deciso sulla sazione di 350mila euro. Qualsiasi linguaggio offensivo non entrerà nella mia collezione. Ti suggerisco un’altra frase, sempre presa da L’esorcista: “FROM ANGER, HATRED, AND ALL ILL WILL”. Sono sicuro che quando verrà rispettata la decisione del tribunale il risultato finale sarà degno di essere incluso nella mia collezione”.
Amen. E vedremo come andrà a finire.
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E' veramente impressionante come certe persone e certi collezionisti si facciano prendere in giro da un'artista mediocre come Danh Vo. Considero Vo una sorta di nipotino di Weiwei, per la sua capacità di caricare le opere di valori presunti, usando ready made che potremo trovare ad un mercatino vintage. Le sue opere non sono diverse dalla ruota di bicicletta assemblata da Duchamp nel 1913 insieme ad uno sgabello (102 anni fa!!!). Non mi interessa se lo sgabello è appartenuto a sua nonna, o se invece dello sgabello usa un fregio classico e la ruota di bicicletta è sostituita da una scultura lignea. Rimando a questa pagina per un confronto tra Vo e Smith, altro nastro nascente amante del ready made: http://whitehouse2014.blogspot.it/2015/08/serpentine-gallery.html