08 febbraio 2012

Artissima 2012, fotofinish del direttore

 

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Rumor, pronostici, gossip, neanche per la nomina alla Biennale di Venezia si è fatto tanto chiasso. Ma a quanto pare scommettere su chi andrà alla guida di Artissima è diventato un appassionante gioco della società dell’arte. La decisione sul “chi è” sarà presa in settimana, e anche noi non ci sottraiamo allo sfizioso passatempo. Partiamo da quelli che proprio non sono in campo. A differenza di quanto sbandierato da più parti non hanno fatto l’application per la direzione della fiera né Andrea Bellini, né Luca Beatrice, né Raffaele Gavarro, come hanno fatto sapere loro stessi, smentendo le voci girate. Non si è candidata neanche Valentina Castellani, che pare non avere nessuna intenzione di mollare Gagosian e New York, città dove vive, per andarsi a chiudere a Torino dove, probabilmente, qualunque ruolo dovesse ricoprire per tutti sarebbe dovuto al fatto che è la “figlia di Castellani, l’ex sindaco” e non per meriti acquisiti sul campo. E non ha riempito il modulo neanche Luca Cerizza, di cui si sono perse le tracce, nonostante sia stato dato in pole position da più parti. Oltre a molti altri che hanno fatto l’application, ma che hanno poche chance, in pista rimangono Lorenzo Bruni, che sostiene di essersi «candidato l’ultimo giorno, proprio quando era girato il suo nome», Ilaria Bonacossa, curatrice stimata a Torino, ormai da un anno fuori dalla galleria Cardi Black Box di Milano dove condivideva con altri curatori il progetto Art at work. Il piazzamento di Bonacossa è buono, ma a suo svantaggio gioca la collaborazione, sebbene saltuaria, con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, cosa che nella occhiuta città sabauda è vista come possibile conflitto di interessi (da altre parti d’Italia forse neanche se ne accorgerebbero). Poi ci sono due candidati forti: Alessandro Rabottini e Luigi Fassi. E qui i giochi si fanno interessanti. Perché, sebbene in commissione giudicatrice siedano solo i tre assessori alla cultura del Comune, Provincia e Regione: rispettivamente Maurizio Braccialarghe, Ugo Perone e Michele Coppola, i direttori dei musei sono assenti e Francesco Manacorda, voluto dalla scomparsa Giovanna Incisa Cattaneo, giura di non averci messo bocca, un po’ di peso chi a Torino ci sta, ce l’ha, anche se non ufficialmente. Danilo Eccher, direttore della GAM, ha dichiarato di appoggiare «chi ha lavorato con lui». E chi è che ha curato una mostra nel suo museo? Rabottini e Fassi. Che hanno anche altre frecce al proprio arco: giovani, brillanti, stimati. Ben piazzati, insomma. E lo spareggio dovrebbe essere proprio tra loro due.  

 

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