Ha 23 anni, è torinese ma con una vocazione internazionale, è attratta dalle novità, ma non dimentica il passato e immagina il futuro, intraprende progetti sperimentali e pionieristici che gli altri, prima o poi, copiano.
Di chi stiamo parlando? Di Artissima naturalmente, la Fiera Internazionale d’arte Contemporanea più amata dagli stranieri, tra gli appuntamenti più attesi dai collezionisti, curatori, galleristi e tutti gli appassionati: una fiera dal linguaggio trasversale che mette in relazione esperienze all’insegna dell’investigazione del nuovo.
Per il quinto anno consecutivo, la frontwoman è Sarah Cosulich, Lady elegante ma non arrogante, consapevole di aver creato un modello curatoriale fieristico “inclusivo”, puntando sul lavoro di squadra e la condivisione di progetti arditi con diversi critici d’arte, curatori internazionali, artisti e collezionisti.
L’altra intuizione felice di Artissima è Unicredit Art Advisory: una consulenza gratuita e indipendente istituita lo scorso anno, pensata per chi già conosce il mercato dell’arte, ma soprattutto per chi comincia ad avvicinarsi al collezionismo e vuole indicazioni precise anche su aspetti legali, fiscali e assicurativi. Ricordiamo anche che Unicredit, Main Partner, da 14 anni sostiene la fiera, e la banca si conferma come motore principe per l’impresa culturale. Queste e altre numerose iniziative come percorsi guidati, Walkie Talkies e altri appuntamenti pensati per il grande pubblico che vuole capire l’arte contemporanea, denotano l’identità plurima di Artissima dallo spirito dialettico, quest’anno sperimentale più che mai.
La fiera aprirà i battenti il 4 novembre a Torino (fino al 6 ), ma la prima conferenza stampa si è svolta al secondo piano della Unicredit Tower a Milano, dove Cosulish – visibilmente soddisfatta – ha elencato gli obiettivi perseguiti in quattro anni di capillare lavoro di ricerca di nuovi mercati, gallerie e collezionisti e strategie condivise con una squadra affiatata, puntando sulla valorizzazione del territorio, delle istituzioni museali di Torino e sull’arte contemporanea globale, affetta come sappiamo da nomadismi identitari.
L’edizione 2016 in breve: 193 gallerie da 34 Paesi, 65 per cento di espositori stranieri sotto le volte dell’Oval (realizzato nel 2006, in home page nella foto di Perrotino-Alfero), padiglione di vetro nel cuore del Lingotto di 20mila metri quadrati di esposizione, per oltre 2mila opere in mostra.
Artissima è un laboratorio di cultura e di lavoro, che coinvolge 50 curatori e direttori di musei nelle giurie, mette a disposizione 50mila euro di premi per artisti e gallerie, e lo scorso anno ha attratto 52mila visitatori, con 450mila euro di acquisizioni istituzionali (2015), e 8 partnerships importanti. Cifre che trasformano la fiera in un caleidoscopio di possibilità di scambio tra pubblico e privato, Torino e il mondo, che ha anche contribuito a rilanciare a livello internazionale l’immagine della città, da Capitale del lavoro in fabbrica a piattaforma culturale, dinamica e smart, dove non mancano le sorprese.
Oltre alle sette sezioni, di cui tre sono curate da un board di curatori e direttori internazionali (Back to the Future, Present Future e Per4m), quattro sono selezionate dal comitato delle gallerie della fiera: c’è Main Section, che raccoglie le gallerie più rappresentative del panorama artistico mondiale, e quest’anno sono 158, di cui 58 straniere; Art Edition, inaugurata nel 2012, area che ospita edizioni, stampe e multipli di artisti contemporanei di 8 gallerie. Ma le novità di quest’anno è Dialogue, la nuova sezione della fiera dedicata a stand con un massimo di tre artisti, le cui opere sono messe in relazione tra loro secondo un progetto ideato dalla galleria; New Entries è invece la sezione indipendente per la prima volta interamente dedicata alle gallerie emergenti accorpate in uno spazio all’ingresso dell’Oval, immediatamente riconoscibile dai visitatori dove l’arte giovane è la protagonista. Per4M, giunta alla sua terza edizione, comprende quest’anno una mostra di perfomance, gestita dal collettivo artistico olandese If I Can’t Dance I Don’t Want To Be Part of Your Revolution. In Mostra accoglie il progetto espositivo dal titolo che è già un manifesto di intenti: “Corpo. gesto. postura” curato da Simone Menegoi, innovativo perché introduce per la prima volta opere provenienti da importanti musei, fondazioni e collezioni private della città. “What is Experimental”, talk a cura di Stefano Collicelli Cagol, sarà un momento di confronto e condivisione di temi caldi dell’arte contemporanea, che inviterà curatori di spazi no-profit e indipendenti a discutere intorno alle potenzialità della sperimentazione artistica, come e quando c’è.
Mutima Project “This is not Prize”, è invece il settimo premio e novità assoluta di questa edizione che consiste nel supporto da parte di Mutina ad un progetto speciale di un talento presente in fiera.
E per finire “Flying Home”, a cura di Sarah Cosulich, è un’installazione di Thomas Bayrle (Berlino,1937, sopra con la direttrice), pioniere del movimento pop tedesco, precursore del linguaggio digitale dall’energia vorticosa, un lavoro da vedere più che da raccontare, carico di segni che rivela dinamiche complesse della nostra società e del nostro modo di percepirla, compresa la transreligiosità. Questo progetto collaterale inedito per Artissima in collaborazione con Torino Airport /Sagat trasforma l’area ritiro dei bagagli in una inattesa pista di un aeroplano ispirato a un lavoro realizzato dall’autore nel 1980 per Lufthansa. Fate attenzione perché qui il bagaglio dalla profondissima leggerezza è proprio l’arte che permette incursioni oltre lo spazio e il tempo. Signori, allacciate le cinture e buon viaggio! (jacqueline ceresoli)