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Banksy, Haring…e Blu! Il graffitista incoronato dal Guardian, e l’Italia festeggia

di - 17 Dicembre 2013
Qual è l’arte che va più forte? Non abbiamo dubbi, se di “correnti” si può ancora parlare, è il graffitismo a fare la parte del leone.
Già, sono passati oltre 40 anni da quando New York si svegliò coperta dalla testa ai piedi di tag e disegni che solcavano la città dall’estremo Bronx a Coney Island, e di acqua sotto i ponti ne è passata. Eppure l’arte “della strada” continua a mietere vittime, e un successo senza precedenti.
Nonostante il suo essere passata a “merce autorizzata” la Street Art, per il suo farsi e rivelarsi al pubblico, in spazi pubblici, è forse ancora l’ultimo baluardo “libero”, o quantomeno alla portata degli occhi, e del cuore, dello spettatore. Che può goderne senza l’ausilio di strutture apposite, vagando, incontrandola distrattamente nelle proprie città.
Non fa eccezione l’Italia, arrivata probabilmente ai graffiti quando negli Stati Uniti il fenomeno era agli ultimi colpi di coda, che negli ultimi tempi ha visto nascere e crescere festival, concorsi, manifestazioni dedicate e premi tutti dedicati alla street.
E ora che Blu, l’artista bolognese incoronato dal Guardian, grazie all’opera portoghese che mostra un uomo d’affari, con in capo una corona adornata con i marchi delle imprese petrolifere più celebri, che tiene il pianeta tra le mani e ne beve il succo con una cannuccia, è stato inserito nella lista dei migliori 10 street artist del mondo, insieme a Keith Haring e Banksy, il Belpaese gongola ancora di più, con una sorta di caccia al “monumento”: da Modena a Messina, passando per Bologna e Pesaro, che si sta mordendo le mani perché il graffito realizzato dall’artista sulla facciata di un Liceo Scientifico nel 2009 non era stato considerato dall’Amministrazione Comunale “adatto ai minori”, e quindi cancellato poco dopo.
Poco male? D’altronde anche nel 2010 il writer, originario di Senigallia, fu invitato al MOCA di Los Angeles. Un’intera parete esterna in un giorno e una notte fu trasformata in un cimitero zeppo di  bare coperte da dollari a forma di lenzuolo, al posto delle classiche bandiere a stelle e strisce. Jeffrey Deitch, spiegò di aver preso quella decisione, «perché il murale era insensibile verso la comunità». E poi si sa, i graffiti per loro natura sono temporanei, e soggetti ai “pensieri” di chi se li trova di fronte. E invece oggi siamo sicuri che, qualunque comune scoprirà di avere un Blu tra le proprie strade, d’ora in poi correrà ai ripari, per non perdere un frammento del mito. E far parte della storia dell’evoluzione della bomboletta.

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