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Biennale di Lione. Ecco le prime battute dall’opening di un appuntamento ormai indispensabile nel panorama dell’arte contemporanea internazionale

di - 9 Settembre 2015
Ed ecco che apre l’attesissima Biennale di Lione, il 10 settembre, con una sessantina di artisti provenienti da trenta Paesi diversi.
Sotto la direzione artistica di Thierry Raspail, che ha chiamato al suo fianco Ralph Rugoff, questa tredicesima edizione si apre sotto il segno della modernità intesa nel suo senso più ampio, alla ricerca insomma di quel filo conduttore che dal Moderno guarda, prima che al futuro, ai legami con il passato.
Una Biennale che strattona per farsi avanti e imporsi tra le grandi kermesse europee: c’è da chiedersi se per farcela abbia imboccato la strada giusta, provandoci con presenze di richiamo come Anish Kapoor o Ed Ruscha, ma non solo. Ci sono giovani artisti e tanta, tanta pittura. Tra i luoghi deputati della Biennale il Mac che accoglie una trentina di artisti, tra cui Michael Armitage, classe 1984, keniota di nascita che vive a Londra, e che propone un lavoro da non perdere. Si tratta di una pittura figurativa che ci parla di disparità sociali e violenza, i cui colori vengono stesi a più riprese su un tessuto ugandese chiamato lubugo, che oltre all’umanità che riesce a esprimere ci offre la visione di una tecnica inaspettata. Interessanti anche i pezzi dello statunitense George Condo, classe 1957, con il suo Artificial realism, mentre tra i video da non perdere quello in 3D di Cyprien Gaillard Nightlife, che partendo dalla scultura di Rodin Le penseur, danneggiata a Cleveland nel 1970, passa da Los Angeles a Berlino, per far ritorno a Cleveland sulle orme di un gruppo di querce qui mosse dal vento al dolce ritmo di una canzone di Alton Ellis: ne risulta una video-scultura dall’effetto stupefacente. Ma ci sono anche i lavori della berlinese Lucie Stahl, classe 1971, che prendendo spunto da oggetti banali del quotidiano, che scansiona e stampa per poi ricoprire di poliuretano, alla ricerca di un’espressione pittorica altra.
Facciamo ora un salto alla Sucrière (nelle foto), in cui vengono ospitati su tre piani un’altra grande fetta di artisti: qui le novità non mancano, così come i lavori interessanti. Troviamo Kader Attia con due opere, tra cui Réparer l’irréparable costituito da 18 video in cui personalità diverse vengono sollecitate ad esprimersi sulla razionalità, o no, della patologia psichiatrica. Interessante il lavoro di Marinella Senatore, che in residenza qui a Lione presenta alla Biennale una performance in cui, partendo dalla storia della città in collaborazione con diverse associazioni, mette in scena una sorta di inno alla vita moderna, una canzone che viene intonata durante tutto l’evento. Da non perdere Tony Oursler, con la videoproiezione sul soffitto di una grande sala, che in penombra ci mostrano, tra parole e visi fluttuanti, un universo burlesco quanto tragico. Tra gli altri anche Céleste Boursier-Mougenot, Tatiana Trouvé, e il video di Yuan Goang-Ming, da cui è tratta l’immagine usata per la locandina della Biennale. www.biennaledelyon.com (livia de leoni)

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