Secondo tempo della 13esima edizione della Biennale di Lione. Dopo il successo del MAC e della Sucrière, si atterra alla Fondazione Bullukian (foto sopra) che accoglie la piattaforma Veduta sotto il titolo di Copia conforme…moderna.
Serigrafie, foto e video, performance, e qualche lavoro dei dieci artisti selezionati da Ralph Rugoff, curatore invitato, per rispondere al tema principe della kermesse “La vita moderna”: ci sono Mohamed Bourouissa e Marinella Senatore, tra gli altri. Interessante la scelta di presentare una serie di acquisizioni del MAC di Lione in linea con il tema, tra cui il singolare video, testimonianza dell’opera Terra di Claudio Parmiggiani, ma anche l’universo sonoro di Stephen Vitiello con la registrazione dei suoni ottenuti durante il violento uragano Floyd, che colpì New York nel 1999, al 91esimo piano della torre Uno del World Trade Center. Altro luogo da non perdere, Le Plateau (foto di home page) che sotto il titolo di Questo favoloso mondo moderno, presenta molteplici tra cui artisti Terry Ellen, Marina Abromovic e Ulay, William Kentridge, Thomas Ruff, solo per citarne alcuni, mentre giovanissime le proposte dell’IAC, l’Istituto d’Arte Contemporanea che sotto il titolo di Rendez-vous accoglie le creazioni delle ultime generazioni. Tra questi le pitture di Sidy Diallo, o il video di Jumana Manna The goodness Regime in cui l’artista statunitense interroga la costruzione dell’ideologia e dell’immagine nazionale norvegese, e dove ritroviamo bambini invitati ad interpretare, come fosse un gioco, alcuni eventi storici del Paese.
Infine, da menzionare, anche il video del cinese Ran Huang, in cui si privilegia la qualità estetica con lo scopo di affascinare lo spettatore. Star indiscussa della Biennale, Anish Kapoor. Lo al convento della Tourette, quello realizzato da Le Corbusier per i domenicani, negli anni ’60. Tra le stanze del sobrio e spoglio edificio che lascia intravedere il cemento che lo compone, s’inseriscono una decina di opere dell’artista indiano, che dopo la bufera di Versailles è venuto a cercare un po’ di pace tra le mura di questo incredibile spazio che dista una trentina di minuti da Lione. Colpito dalla luce che si sviluppa nell’edificio e dalle imperfezioni che lasciano intravedere le pareti, Kapoor ha scelto delle creazioni diverse. Tra queste Aluminium Mirror (2011), uno specchio concavo nero che assorbendo la luce rimanda l’immagine fluttuante del vivere quotidiano del refettorio. Mirabile l’opera Spira, un vero elogio alla spiritualità, che posta al centro della cappella trae tutti i vantaggi del luogo oltre a rinviare l’universo circostante. (livia de leoni)