Opening oggi, per la 18esima Biennale di Sydney. Sull’altro polo del globo oltre 100 artisti, provenienti da 44 Paesi del mondo, presenteranno la loro produzione in cinque spazi differenti della città, curati da Catherine de Zegher e Gerald McMaster. Il tema di questa edizione 2012? Non si discosta molto dalle tensioni attuali del contemporaneo, e non potrebbe che essere così, anche data la storia della manifestazione australiana, nata nel 1973 e quarta biennale ricorrente nel panorama internazionale dopo Venezia, San Paolo (fondata nel 1951) e Documenta: “All our relations”, ovvero “tutte le nostre relazioni”, per indagare linguisticamente e visivamente le connessioni più disparate dell’arte, dalla natura alla società, in conversazioni, progetti comuni e processi di “germinazione” di nuove forme creative.
Associazione no-profit, la biennale australiana è l’unico festival completamente libero del Paese, che offre programmi gratuiti, servizi didattici, residenze d’artista e iniziative pubbliche. E che non fa pagare il biglietto.
I luoghi della rassegna saranno l’Art Gallery of New South Wales, i Pier 2 e 3, il Museum of Contemporary Art, Cockatoo island e Carriageworks. Paradossalmente le presenze australiane non sono numerosissime, ma si guarda davvero al resto del mondo, dall’India ai Paesi Arabi alla Cina, Giappone, USA, Vietnam, Sudamerica, Canada, Spagna, Marocco, Germania. Nessun italiano a bordo, anche se un nome presente molto riconosciuto anche nella penisola è quello del globetrotter Guido van der Werve, in Italia promosso dalla Galleria Monitor di Roma. Per il resto il parterre di presenze è ottimo, dalla brasiliana Maria Laet, Phil Hastings, il nigeriano El Anatsui e Cristina Iglesias della quale, qualche anno fa la Fondazione Pomodoro di Milano aveva organizzato una bellissima mostra. Avete tempo fino al prossimo 16 settembre per poter verificare tutto di persona.