“Estonia e Lettonia esporranno, dal 12 giugno in locali che hanno un indirizzo stradale ingannevole: Palazzo Malipiero San Marco 3078 e 3079. Il recapito non è rintracciabile sulla mappa stradale, perché conseguenza di una manipolazione eseguita per blasonare un indirizzo plebeo: Ramo Malipiero. Che per i veneziani significa una “calle morta”, un “vicolo cieco” disabitato a causa dell’acqua alta che puntualmente lo invade durante, in posizione retrostante rispetto alla facciata del Palazzo accessibile da campo San Samuele, usata come pisciatoio d’emergenza dai pedoni incontinenti, piuttosto lontana da Piazza San Marco.”
Ecco cosa pensa Enzo Rossi Roiss della sistemazione cui sono state destinate, in occasione della imminente Biennale d’Arte di Venezia. Rossi Roiss è il fondatore e presidente di Italo-Baltica , associazione bolognese che si occupa di seguire i rapporti culturali tra l’Italia e le tre repubbliche ex sovietiche. Ma come mai è accaduto tutto cio? “Perché le sedi espositive” continua velenoso Rossi Roiss “sono state procacciate da un’agenzia di servizio che intrattiene rapporti con l’arte soltanto per il reddito, procacciando spazi espositivi mercenari ed eterogenei alle rappresentanze artistiche di piccole nazioni poco relazionate col sistema dell’arte. La stessa agenzia di servizio che ha procacciato le sedi espositive anche alle rappresentanze di Indonesia, Iran, Marocco e Singapore che non costituiscono il “milieu” della Biennale d’arte più famosa nel mondo”.
Insomma rappresentanze nazionali sacrificate e artisti poco visibili. Ma a proposito, gli artisti? “Liga Marcinkevica, Ieva Kubeze, Martins Rathiks e Ervins Broks sono i nomi degli artisti lettoni biennalizzati dalla Liga Marcinkevica nel triplo ruolo di curatore, commissario e artista, con la finlandese Paivi Tirkkonen nel ruolo di commissario aggiunto di servizio contingente, perché moglie del titolare dell’agenzia di cui sopra”. E amen.
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