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BODW/3. Aria nuova al PMQ, l’ex casa della polizia che investe nei progetti dei giovani

di - 7 Dicembre 2017
Hong Kong, quartiere “Central”. Il traffico impazzisce nelle ore di punta, su e giù per le colline e le maggiori arterie ma, a pochi minuti di camminata dal Pedder Building – dove hanno casa, tra gli altri, Ben Brown, Massimo De Carlo, Lehmann Maupin e Gagosian – c’è Aberdeen Street. Quasi un vicolo in ripida salita (o discesa) sul quale troverete una delle maggiori attrazioni della città asiatica: è il PMQ, acronimo che sta per Police Married Quarters.
La storia? L’edificio, nato come prima scuola pubblica di Hong Kong nel 1889 e completamente distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale, fu ricostruito nel 1951, come residenza per polizia con famiglia. Nel 2014, dopo 15 anni di abbandono, fu riaperto e rinominato, appunto, PMQ. E oggi? Oggi il PMQ è una residenza per giovani designer, un laboratorio con studi e cucine comuni, atelier, ristorante e sale per esposizioni. Il tutto sotto la tutela finanziaria del governo. Cercate, però, di immaginarvi le cose in grande. Non si tratta di 5, 6 o 10 studi ma di 115. E visto che abbiamo parlato di attrazione turistica, lasciamo anche in questo caso parlare i numeri: 11 milioni di visite, in 3 anni. E lo domandiamo un paio di volte a William To, senior consultant per l’associazione Create HK, convinti che si tratti di un fraintendimento. E invece no. Il PQM, i cui “designer in residence” si occupano al 40 per cento di fashion, è una delle punte di diamante della vita culturale della città.
Qui si respira davvero aria fresca e pulita: nulla è lasciato al caso e la creatività sembra tornare a uso del pubblico e non a un precetto autoreferenziale, come è stato rimarcato nel secondo giorno di incontri del BODW, ovvero che il design debba essere sempre rivolto a chi ne usufruirà, concetto non sempre ben chiarito. Al PMQ, dove gli spazi sono tripartiti in 20% a uso pubblico, 25% a esercizi commerciali e 55% a studi, troverete anche la prima libreria dedicata esclusivamente al cibo in tutta Hong Kong, con esposte anche ceramiche di manifattura, ovviamente Made in China.
E se di esposizioni vogliamo parlare, sappiate che qui, in occasione di BODW, va in scena anche in programma collaterale DeTour, che porta in scena, in questo caso, 16 grandi installazioni dislocate tra le stanze di questo immenso casermone della superficie globale di 16mila metri quadrati. La più riuscita? Si intitola Time Long No See, ed è firmata dall’illustratore Bo Law. In un intero spazio, su ogni muro, un racconto favolistico e nostalgico, rigorosamente in bianco e nero, che descrive in pieno il carattere multiculturale, frenetico e affascinante di questa metropoli sicuramente unica al mondo. E se non vi bastasse, potete anche scoprire le creazioni dei migliori giovani stilisti in occasione di Fashion Asia, altra iniziativa che si svolge parallela in questi giorni. Enjoy!

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