Il 2015 è un anno importante per le architetture di Bologna tra aperture e chiusure di cantieri, spazi pubblici e realtà commerciali che guardano in prospettiva a progetti cittadini di respiro internazionale. Il 26 settembre si compie un passo in più nell’internazionalizzazione della città, a spinta delle idee già profuse in una delle aree urbane più rigogliose e ripopolate: quattro gallerie d’arte contemporanea, unite da una visione d’intenti in primis socio-culturali, inaugurano congiuntamente le rispettive quattro mostre nelle loro sedi della Manifattura delle Arti, una realtà geografica la cui l’alta densità culturale contribuisce alla risignificazione sociale del luogo. Un processo che accomuna il distretto ad altre esperienze internazionali dello stesso tipo. Ad appena dieci minuti (rigorosamente a piedi, come città comanda) dalla Stazione Centrale di Bologna, la Manifattura vivifica il centro con un’offerta metropolitana. Imboccando Via Azzo Gardino, che l’attraversa, ci si lascia alla spalle l’immagine tipica della Bologna porticata per raggiungere uno scenario a sorpresa: il percorso urbanistico presenta un susseguirsi concentrato di luoghi simbolo per la cultura; la Fondazione Lercaro e il suo museo, le pareti urbane dipinte in occasione di Frontier, le sedi dell’istituzione universitaria Alma Mater Studiorum, e quelle dell’Università privata Primo Levi, la Cineteca di Bologna presente con gli uffici e il cinema, il Cassero LGBT center con la sua ricchissima biblioteca e non ultimo il Mambo – Museo d’Arte Moderna, che al di là del suo caffè molto frequentato che affaccia sul rinnovato Parco del Cavaticcio, è la madre ideale delle gallerie d’arte contemporanea private che nella Manifattura si sono trasferite con convinzione. Questo angolo prezioso incastonato nel Quartiere Porto torna ─ non da ora ─ ad avere, nomen omen, il ruolo anticamente destinatogli: incubatore e veicolo di proposte legate al territorio ma che muovono in diverse e nuove direzioni.
Nel Distretto MdA la cultura non è nostalgia del passato, ma creatività contemporanea. Gli eventi proposti hanno il sapore del presente e il profumo del futuro, utilizzando gli scenari spettacolari del quartiere.
E da oggi riapre la stagione del contemporaneo.
La Gallleria+ presenta il progetto del duo artistico internazionale Felix & Mumford, “Codex – Mapping Manifattura Delle Arti In Bologna”, proposta site specific a seguito della residenza svolta nell’estate 2015. In strettissimo dialogo con l’azione comunicativa svolta dalla coralità di attori presenti in Manifattura, si è svolto un approfondimento attualissimo sul rinnovamento urbanistico e funzionale di questo pezzo di città, affidato al duplice percorso all’esterno e all’interno dello spazio espositivo.
Car Drde, apre col lavoro di David Casini “Geometrie per un canone rovesciato”, interpretazione intensa in rapporto con la città e le sue eccellenze storiche, ispirata appunto al complesso scultoreo quattrocentesco il Compianto sul Cristo morto, capolavoro di Niccolò dell’Arca custodito all’interno della Chiesa di Santa Maria della Vita, qui rivisitato.
Localedue, in stretta connessione con il profilo avanguardistico della città, ospita lo storico duo Cuoghi Corsello con un progetto “site specific autentico, non commissionato” a cura di Gabriele Tosi. “Quadrupedi al pascolo”, verte sul valore antropologico dell’installazione scultorea che vivrà dentro alla galleria e fuori di essa, nella piazza antistante.
P420 offre invece la prima personale in Italia del tedesco Joachim Schmid dal titolo “Souvenirs”, raccolta di lavori, sia storici che realizzati per l’occasione, che hanno in comune la fotografia e il tema del viaggio, in conformità con la destinazione d’uso del punto di città che l’accoglie: ambiente di passaggio ma in cui soffermarsi.
Collettivamente un invito a nozze per il cultore, e un’opportunità per il neofita.
L’arte e lo spirito di Bologna contemporanea “va’ per le strade e tra la gente”, e lo spettatore “non può restare indifferente”, citando il grande Lucio Dalla! (di Cristina Principale)