Presentazione oggi, negli spazi della Libreria Coop Zanichelli, del volume Roberto Paolini (a cura di Duccio Trombadori, Maretti Editore): un viaggio alla scoperta di questo artista autodidatta, schivo e tormentato, ma certamente eclettico e visionario nelle sue trasposizioni visuali.
Duccio Trombadori si affida alla poesia per esprimere con forza l’idea dell’essere nel mondo, atteggiamento che Paolini sembrava riversare nelle sue opere; citando Montale – nello splendido passo di Asor – ricorda la poesia come un granello di sabbia, e dice «così come questa sembra essere sempre esistita e mai nata, così il talento e l’opera che l’accompagna, appartengono a l’uomo che le possiede da sempre».
Ed è proprio in questo che Paolini pare distinguersi, in quel suo piglio coraggioso e intransigente – nelle parole della seconda relatrice Maria Paola Poponi – di chi ha il coraggio di essere sì al mondo, ma ancor più difficilmente essendo se stesso.
A concludere il tavolo della presentazione, un’habitué dei salotti artistici, Marina Ripa di Meana. A lei il compito di raccontare, con fare giocoso e sarcastico, il passaggio degli anni romani. L’amore con Franco Angeli, l’amicizia con Mario Schifano, Tano Festa e anche, marginalmente, la conoscenza di Paolini stesso. «Era un tipo schivo e io avrei voluto mettermi sotto le sue opere -racconta Ripa di Meana – così anch’io sarei diventata un pochino artista».
In mostra in Strada Maggiore 29/31 alcuni oggetti dell’artista molto in anticipo sui tempi, fino a marzo. (Paola Pluchino)