All’indomani della nomina di curatrice per il Museo di Villa Croce di Genova, Ilaria Bonacossa lancia le sue prime dichiarazioni sul futuro del museo genovese. Che sarà aperto alla sperimentazione e avvicinerà i progetti dei giovani curatori italiani, e che vedrà inoltre valorizzata la sua collezione permanente. Sono solo due dei punti fondamentali per la ripresa delle attività di Villa Croce, che arriva dopo quasi due anni dalla petizione firmate Pinksummer e Anna Daneri per avere un direttore artistico nella struttura museale. «Penso di integrare l’arte contemporanea con quella degli anni ’60 e ’70. È importante valorizzare la collezione del museo e ci sono artisti come Dadamaino che non sono ancora apprezzati abbastanza. Penso che potrebbe essere riscoperto da un emergente come l’americana Tauba Auerbach. Oppure giovani del panorama italiano come Cristian Frosi o Alek O. che possono interessare il pubblico» spiega la neocuratrice al Secolo XIX.
Un museo che la Bonacossa intende aprire alla città, esponendo collezioni private e integrandosi con la vita dei festival cittadini, dalla Scienza al Cinema.
Un’altra nota importante che farà tirare un sospiro di sollievo ai “mecenati”, di tutti i generi, del Museo è il “rapporto” che la Bonacossa dichiara con il denaro: «Di solito quando penso a un progetto inizio dal budget». E tra residenze estive e uno spazio al secondo piano che, probabilmente, sarà dedicato alle mostre ideate dai colleghi più giovani, sembra che Genova, almeno a parole, vedrà nascere una nuova vita artistica all’ombra della Lanterna.
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un in bocca al lupo alla Ilaria Bonacossa, sperando che sia un bel progetto aperto e dinamico realmente cucito col territorio ...