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Bray e le gratuità museali ai piccoli extracomunitari. Una rivoluzione un po’ silenziosa, dai grandi contenuti sociali

di - 10 Giugno 2013
Manca ancora una normativa di riferimento, ma la prassi è stata ufficializzata dal MiBAC: «il Ministro ha dato disposizione consentendo l’entrata gratuita nei musei statali anche ai minori extracomunitari». Ebbene si, tutti bambini di qualsiasi etnia potranno entrare nei musei statali italiani senza pagare il biglietto. Una piccola notizia, che forse è un po’ passata inosservata, ma che apre una grande rivoluzione: quella dell’uguaglianza. Allo stato attuale i minori potevano entrare nei musei gratis solo se cittadini di paesi appartenenti all’Unione Europea, così come era, ed è tutt’ora, prescritto dal decreto ministeriale numero 507 del 1997. Ora, invece, anche un bambino asiatico o africano potrà entrare senza dover pagare il biglietto al cospetto della cultura italiana, quel sapere di cui vari Ministri -e Ministeri- si sono riempiti la bocca spacciandolo come oro nero del Belpaese, come carburante per far ripartire l’economia e amenità simili, che ancora sono incagliate al fondo della barca Italia, nonostante tutti i buoni propositi, come non mai. Dimenticando invece quello che la cultura rappresenta, e rappresenterà, a patto che sia ben conservata e ben “promossa”: una forma di civiltà e di conoscenza di un “terreno comune” che, forse, potrà evitare il disastro dell’emarginazione, l’analfabetismo di ritorno e di quello delle nuove generazioni di giovanissimi che si trovano a vivere nel nostro Belpaese. E se qualche purista del “sangue” ha storto il naso, c’è forse da ricordare che la cultura è di tutti, e che forse i bambini potranno con l’arte, se non diventare “nuovi” adulti almeno “sperimentare” nel luogo della conoscenza la vera uguaglianza. Ecco perché la nuova clausola del neo-Ministro Bray è un passo avanti verso una rivoluzione sensata di un’altra Italia. Che passa, ancora una volta, un po’ sotto silenzio.

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  • complimenti... finalmente una cosa seria,semplice e non speculativa che un ministero per la cultura realizza.

  • un grande passo sinoinimo di civiltà avanzata, alla difesa dei piccoli e grandi autori del domani.

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