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Cancellare l’opera. Mentre la Street Art riprende vita in Italia e non solo, a Cagliari si perde un murale di Pinuccio Sciola

di - 25 Settembre 2013
Era lì dal 1985, quando era stato commissionato da “La Rinascente”, quando il palazzo di via Roma a Cagliari  era interessato da lavori di ristrutturazione , e si era deciso di aprire una piccola sede del brand milanese nella città sarda. Ma oggi il murale Tre Pietre dell’artista sardo Pinuccio Sciola, è andato perduto.
Rimosso dai lavori di restauro del condominio che lo ospitava  sulla parete vuota a nord, e che lo rendevano un po’ meno “casermone” degli anni ’70. Sul lato della facciata, come è accaduto molto più spesso in forma scultorea nella produzione dell’artista, la rappresentazione mostrava proprio tre blocchi di roccia, uno sopra l’altro, su fondo azzurro.
Tra pochi giorni però, del murale non vi sarà più traccia. Rimosso per lavori di consolidamento e di restauro del palazzo di piazza della Repubblica sicuramente necessari, visto che quasi 30 anni erano passati dall’intervento di Sciola, ma che hanno gettato scompiglio nel mondo degli addetti alla cultura della città, che hanno gridato al sacrilegio.
Come non avere attenzione ad un’opera pubblica, decisamente contemporanea, soprattutto oggi, in cui la street art è pienamente rivalutata e utilizzata per migliorare anche le brutture urbane delle nostre città? Eppure, invece, si potrebbe obiettare che le pitture murali, per loro natura anche “poetica” sono soggette alla rimozione, anche solamente a causa dello scorrere del tempo. Che fare ora? L’amministrazione comunale è responsabile del nulla osta al remake? Si sarebbe potuti intervenire in altro modo?
«L’opera l’ho realizzata in pochissimo tempo, giusto un paio di giorni e si chiamava semplicemente Tre pietre. Era uno dei pochi murali che dava le spalle al sole, quindi si è preservato a lungo. Non solo, il tempo che è un’artista meraviglioso, aveva addolcito quelle forme e quei colori. Il murale era più bello adesso che non quando è stato inaugurato» ha spiegato Sciola, che ha anche ribattuto: «Si sarebbe potuto fare qualcosa per restaurarlo, ma non mi ha chiamato nessuno. Peccato, era un’opera di tutti, era della collettività».

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