Una location inusuale (ma già usata in passato per varie feste di Artissima o del Castello di Rivoli) per la presentazione della nuova direttrice, Carolyn Christov Bakargiev. Siamo al Le Roi Dancing, sala da ballo del quartiere Aurora, progettata da Carlo Mollino nel 1959 e perfettamente conservata.
Si inizia, insomma, in un luogo dal forte significato. Non è certo un caso, ricorda la presidente di Torino Musei Patrizia Asproni, che Carlo Mollino sia stato il primo artista ad avere un’esposizione congiunta tra Rivoli e Gam.
«Stiamo lavorando per il sistema virtuoso dell’arte contemporanea a Torino», ricorda Asproni, citando i 171 curricula ricevuti per la direzione.
E come sarà questa nuova, storica, direzione? Un progetto visionario, a lungo termine, che unirà i due musei in un unicum nel panorama internazionale. Anticipando che, come potevamo aspettarci, le linee guida di “Salt water” – la biennale in corso a Istanbul diretta da CCB – saranno anche quelle che seguiranno le due istituzioni.
Antonella Parigi, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte, parla di una grande scommessa culturale. Che non sarà solo una “messa a sistema”, ma una vera concezione museale.
CCB ringrazia tutti, dalle fondazioni ai cittadini, ma soprattutto gli artisti, «senza i quali non c’è futuro, e se non c’è memoria non c’è passato». La nuova direttrice parla di immaginare la cultura nel nostro tempo: «un compito che mi fa sentire humbling, piccola».
«Vorrei donare un approccio innovativo. Guidare sostenitori e staff verso un progetto inclusivo, all’interno di una cultura della trasparenza. Sarò ambasciatore, e mi rivolgerò a pubblici diversi, dai quelli locali agli addetti ai lavori».
Ci sarà, da quello che esce stamattina, anche sulla formazione di un’opinione pubblica, «perché un museo deve educare una comunità, ma proprio per questo la stessa comunità dovrà avere voce in capitolo sulle attività dei musei».
CCB cita il MoMA di New York come idea di accessibilità e la Tate come centro del contemporaneo, il Reina Sofia come museo che rilegge il post colonialismo, mentre il Pompidou è il museo dell’immaginazione della rivoluzione. Rivoli e Gam, probabilmente, cercheranno di essere tutto questo.
«Torino, e il Piemonte tutto, sono centro di cura e pensiero, con un retropensiero internazionale. La città che continua la sua riconversione in centro di cultura, allo stesso tempo è città di migrazione ma anche di lavoro, di cibo e dello sviluppo dello slow food. Inoltre, la grande comunità dell’arte povera non ha mai lasciato la città».
Si riallaccia, insomma, all’identità e al lavoro, la neodirettrice. Idealmente la fusione di questi due aspetti, dovrebbe svolgersi tramite tre istituti; ricerca, conservazione e programmazione. Immaginando un organigramma: un direttore, due capocuratori, due curatori a Gam e Rivoli in base alle caratteristiche dei musei, e una serie di responsabili per ogni area, dai siti alle riviste. Sarà poi istituito un comitato scientifico, ma solo a livello di consultazione «perché mi piace decidere tutto». E scoppia in sala una risata e un applauso.
E le linee guida del nuovo “museo unico”? Per ora si mantiene il riserbo, ma qualcosa viene fuori. Per esempio che si lavorerà su questi temi:
– rivoluzione informatica e sue conseguenze;
– globalizzazione e sistemi;
– crisi ambientale, per immaginare una prospettiva policentrica o acentrica.
C’è sempre in mezzo non solo l’arte, ma anche e soprattutto la scienza, e l’idea che il Museo sia sempre più complesso e più eloquente, che diventi piattaforma di ricerca.
«Un museo è nel mondo e nella realtà di un luogo solo se può agganciare la passione di quell’immaginario con la cosa più piccola che ci accompagna ogni giorno. Spero che questo Giano Bifronte sia un nuovo spazio pubblico, oggi sempre meno accessibili e sempre più rari, come accade nella Turchia che amo. Ma per cominciare voglio anche portare lo staff dei nostri musei in giro per l’Europa, per prendere ispirazione. E respirare».
Fondi da ampliare? Questo fatto è innegabile, anche se non si può ancora parlare di nulla – spiega CCB – prima che sia stato deliberato qualcosa dal futuro Cda. E se ne parlerà a gennaio. Quel che è certo è che per l’arte a Torino, e non solo, si è di fronte al primo atto di un cambiamento che si prevede decisamente epocale.