Sono quasi giunte al termine le sei giornate di
Mediterranea 18 Young Artists Biennale, la Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo promossa da BJCEM che, per questa diciottesima edizione, ha scelto l’Albania come Paese ospitante, dispiegandosi a Tirana e concludendosi, il 9 maggio, a Durazzo, della quale abbiamo già parlato la scorsa settimana
intervistando il direttore artistico Driant Zeneli.
Il tema portante che attraversa Mediterranea 18 è un’equazione volontariamente imperfetta, “History + Conflict + Dream + Failure = HOME”, che apre, inevitabilmente, ad altri temi chiave di definizione del contemporaneo, dove il cercare di (ri)definire il concetto di “Casa” porta, in molti dei progetti proposti, non solo alla messa in discussione di un’identità intima e personale ma anche ad un’analisi più vasta che travalica il discorso di casa, per abbracciare quello di paesaggio geopolitico. Non casa, quindi, ma case tangibili quanto immateriali, pluralità che restituisce la realtà eterogenea e complessa del Mediterraneo ma che, nel complesso, come scrive la curatrice Maja Ćirić, cerca di rilanciare un senso di appartenenza e prossimità.
La sezione “Literary creation” curata da ALAgroup / Maria Rosa Sossai ha alternato, a talk e letture performative, workshop e progetti collaborativi come “There’s no place like” della curatrice italiana Valentina Lacinio, un’interessante selezione di video e film d’artista (tra i quali Riccardo Giacconi, Vicki Thorton, Eliane Esther Bots, Elisabetta Falanga), che hanno affrontato il tema della casa intesa come assenza, archivio, identità, (auto)ritratto. “Radio Anarti”, un progetto della poetessa albanese Jonida Prifti con Valentina Di Odoardo, Stefano Di Trapani e Nicola Rotiroti, è anagramma di Tirana ma anche unione di ‘Art’ e ‘Anarchy’ che, raccogliendo e mixando in diretta suoni della città insieme a racconti dei passanti, percorre frequenze sotterranee e alternative per delineare una mappatura sonora alternativa della città, così come in Albania – durante il regime – si cercava di intercettare frequenze radio alternative all’unica voce del Paese.
L’ex Ambasciata di Yugoslavia, edificio in disuso riaperto appositamente per la biennale, è forse la location più suggestiva di Mediterranea 18, dove alcuni lavori della sezione principale (da menzionare l’artista albanese Sead Kazanxhiu e la montenegrina Lidija Delić) si alternano a progetti paralleli molto interessanti, basati su residenze d’artista itineranti: “Motel Trogir” che affronta l’eredità architettonica del Socialismo della ex – Jugoslavia lungo le coste dell’Adriatico; “Mediterranean landscapes”, progetto di residenza d’artista a cura di Giuditta Nelli, Marco Trulli e Pelagica che ha percorso in diverse tappe una geografia minore del Mediterraneo tra la Tuscia, il Tigullio e la Slovenia. (Valentina Fiore)
In alto: Radio Anatri, veduta dell’installazione