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C’è un Cattelan a Praga. Ma si chiama David Cerny, e punta il dito medio in faccia alla politica

di - 22 Ottobre 2013
«Questo gesto è sufficientemente conosciuto ed eloquente, da rendere superflua la necessità di commentarlo». Si firma così David Cerny, artista ceco sulla piazza, è proprio il caso di dirlo, dagli anni ’90. Il gesto a cui facciamo riferimento è il dito medio, proposto per l’occasione su una piattaforma che ha solcato, ed è stata ancorata, al centro del fiume Moldava, in una scultura alta diversi metri in bronzo, di colore viola. Il dito medio, contrariamente a quello del L.O.V.E. di piazza Affari a Milano è un affusolato e lunghissimo tronco che svetta verso l’alto, su una scarna mano chiusa a pugno, e rivolto ovviamente alla politica del Paese dell’est, e più precisamente al Presidente Milos Zeman, inquilino del Castello, sede della Presidenza della Repubblica.
Il motivo? Secondo Cerny si tratta di “recapitare un messaggio” a colui che vuole reintrodurre nello stato il potere dei comunisti del Kscm  «Dopo 23 anni sono inorridito dalla prospettiva che i comunisti ritornino al potere e che Zeman li aiuti».«Per ora non ho visto il dito, quindi non posso pronunciarmi in merito» ha dichiarato Zeman in visita in Ucraina, a chi gli ha chiesto un commento sull’installazione.
Che stavolta, nonostante la carriera turbolenta da Cerny, non nuovo ad azioni di questo genere, è stata appoggiata dal Ministero Nautico, che ha concesso l’utilizzo della Moldova per l’evento.
Nell’intricato quadro politico del piccolo Paese, che a giugno ha visto le dimissioni dell’ex Primo Ministro Petr Nečas, insieme a tutti i membri del suo governo, a causa di un grosso scandalo di corruzione e spionaggio e il presidente Zeman aveva incaricato l’economista Jiří Rusnok di costruire un nuovo governo, che ha ricevuto in questi mesi critiche da ambo le parti, Socialdemocratici e centro-destra. E la mancanza di fiducia al parlamento, ha portato Zeman a indire le nuove elezioni. Ma c’è anche chi, a Praga, ha ferocemente criticato Cerny, appellandolo come “porco capitalista”. Un’azione che, contrariamente a quella italiana, di certo non sarà contestata solo per la sua mancanza di “appeal”, anzi. E che conferma il ruolo dell’arte contemporanea dell’Est dentro i meccanismi complessi della società, anche in quella che a un primo esame potrebbe sembrare una provocazione gratuita.

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