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Cesare Patané e Marco Rossetti curano le fratture del tempo, sulle mura di Castel Sant’Elmo

di - 15 Aprile 2019
Sabato, 13 aprile, è stata presentata l’opera vincitrice della settima edizione di Un’opera per il Castello, premio a cura di Angela Tecce e Claudia Borrelli e dedicato ad artisti under 35 che, dal 2011, invita alla valorizzazione e all’interpretazione di un sito di grande rilevanza storica e artistica, come Castel Sant’Elmo di Napoli, attraverso la realizzazione di progetti site specific. Quest’anno, la tematica sulla quale gli artisti hanno lavorato era incentrata su Natura Quotidiana. Ambiente e socialità e ad aggiudicarsi il premio sono stati Cesare Patané (Napoli, 1985) e Marco Rossetti (Capua, 1987), con l’opera Mono no aware. Il concorso, promosso dal Polo Museale della Campania e dalla DGAAP-Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e periferie urbane, mette in palio 10mila euro per la realizzazione dell’opera vincitrice.
I finalisti sono stati Sonia Andresano, con Caffè sospeso, Marco Donisi, DON! DON!, Leo Gilardi, Arco delle Malerbe, Simone Mangione, Arbour, Elena Mazzi, Gli abitanti del Castello, Fabrizio Monsellato, PANICO en plein air, Flavio Moriniello, Nun te preoccupa e’ mè -. ..- -. / – . / .–. .-. . — -.-. -.-. ..- .–. .- /, Paolo Patelli, Tromba Marina, Nicola Piscopo, Talking about, Raffaella Romano, Uno + Uno = Infinito. I progetti delle dieci opere giunte in finale sono stati visionati durante la presentazione al pubblico e sono stati inseriti all’interno del catalogo del concorso, edito da Arte’m.
Patané e Rossetti hanno coinvolto l’intera struttura architettonica del castello, andando a mettere in risalto tutte le piccole imperfezioni dovute al trascorrere del tempo. Così, l’opera è stata formata grazie alle mancanze, alle fratture che si vengono a creare sulle pietre di Sant’Elmo per via dell’erosione del vento e delle intemperie. Vuoti poi colmati attraverso lucide lamine di metallo che s’innestano perfettamente in tali spazi, creando un effetto di riflessione di un mondo in costante movimento. Quindici gli interventi realizzati, sparsi sull’ampio spazio della fortezza dove, nascosti, cercano di essere rilevati dallo spettatore, in maniera anche giocosa e divertente. Pensata in maniera soffusa, più che diffusa, e antimonumentale, l’installazione è impossibile da ammirare se non attraverso una totale immersione all‘interno dell‘esperienza che la visita al castello offre, facendo attenzione a non perdersi nell’incredibile panorama che circonda le sue mura. Sono state proprio queste caratteristiche che hanno convinto la giuria, composta quest’anno da Fabio de Chirico, Giuseppe Gaeta, Giuseppe Morra, Alessandra Pacelli, Luigi Ratclif, Gianluca Riccio e Alessandra Troncone. (Emanuele Castellano)
In home e in alto: Cesare Patané, Marco Rossetti, Mono No Aware, 2019. Foto di Giovanna Bile

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