Tutti si stringono intorno al corno. Hanno messo in croce il sindaco di Caserta, Pio Del Gaudio, per aver autorizzato l’installazione di Good Luck Caserta davanti alla Reggia. Certo, il corno non gareggia tra grandiosi esempi di sculture “pubbliche”, ma mai come in questi giorni la chiacchiera si è fatta insistente intorno ad uno dei Beni più preziosi, e più trascurati, di tutto il mezzogiorno. Il Ministro Bray, domenica da Fabio Fazio a “Che tempo che fa”, ha dichiarato serafico di una telefonata fatta al primo cittadino per chiedere la rimozione del “portafortuna”: invito accettato. Ma a favore della “provocazione” si schierano, nell’ordine, anche Philippe Daverio, che in una lunga intervista a Repubblica dichiara che «Il Ministero fa fatica a capire cosa vuol dire la parola “tutela”, scambiandola spesso per il non uso, come si fa con la tazzina da the della nonna che si rinchiude in vetrina. La tutela di una piazza non può essere come quello della tazzina, perché con il non uso di un luogo pubblico avanza il degrado. Se una piazza non serve a niente si nega la sua stessa funzione di luogo», e a dar man forte al critico vestito a scacchi arriva anche Mimmo Paladino, che dalle colonne del Mattino di Napoli chiede: «Perché il dito (L.O.V.E.) di Maurizio Cattelan si, e il corno no?» Legittima domanda, eccome! Forse perché Cattelan è più blasonato di Lello Esposito? Forse perché la scultura di Cattelan è stata donata all’artista al Comune di Milano che ha deciso di tenerla in “comodato” per vent’anni? Forse un dito medio alzato davanti alla borsa d’Italia è meno “volgare” di un corno rosso, campanissimo simbolo di buon auspicio?
C’è anche chi ci scherza un po’ su: Salisburgo ha i cetrioli giganti, opera dell’artista viennese Erwin Wurm, che ha collocato davanti al Parco Furtwängler cinque bronzi che ostruiscono il marciapiede, di due metri l’uno: «Gli austriaci, come i tedeschi, i cetrioli li aggiungono ad ogni pietanza e, forse proprio per questo, Erwin Wurm li ha collocati, in formato gigante, anche tra i piedi dei passanti.
A pensarci bene anche il corno è nel Dna di noi campani: alzi la mano chi non ha mai avuto regalato o ha regalato un «corniciello» di buon augurio» scrive dalle colonne del Mattino Claudio Coluzzi. Insomma, la polemica non si placa e ancora una volta a fare le “Maestrine” finiscono le istituzioni più grandi del Paese, che sembrano davanti alla Reggia, perdersi in un bicchiere d’acqua. Il corno è brutto? Forse si. Ma se fosse stato perfetto -Jeff Koons style- avrebbe sortito un altro effetto? Il gallo blu di Trafalgar Square firmato da Katharina Fritsch non vi dice più nulla? Verity di Damien Hirst che ha “sconvolto” Ilfrancombe -accettata dalla maggioranza della municipalità- per poi sbalordire per il flusso turistico e la famosa “ricaduta economica sul territorio?” Good luck Caserta, è proprio il caso di ribadirlo. Forse perché il tuo corno non sarà il più bello del mondo, e perché ancora una volta quello che potrebbe essere, se ben architettato, motivo di concorso-promozione-valorizzazione-innovazione passa come un’effimera trovata che, avanti di questo passo (non solo a Caserta, intendiamoci!) non porterà nient’altro che un po’ di colore e qualche chiacchiera pre-abbuffata natalizia.