Nel progetto è stata centrale la scelta della sede, alla fine individuata nel restaurato Palazzo Sylos Calò, elegante edificio tardo rinascimentale che prospetta sulla vasta piazza del Castello, a Bitonto. Scelta importante, perché dietro l’elegante loggia a cinque arcate troverà posto un nucleo significativo della collezione formata in anni di appassionata ricerca da Girolamo e Rosaria Devanna, e quindi il dialogo con spazi espositivi adeguati non farà che aumentare la suggestione di “penetrare” uno spirito collezionistico, cercando far emergere il filo conduttore che negli anni ha suggerito ai donatori gli acquisti, gli scambi, le scoperte. Questo sarà la Galleria Nazionale della Puglia “Girolamo e Rosaria Devanna”, che – nella cittadina dei dintorni di Bari – diventerà il settimo museo nazionale pugliese, il primo dedicato all’arte moderna e contemporanea. Eccentrica, come si accennava, la costituzione della collezione, che pur ricalcando le predilezioni ed anche le vicende biografiche dei mecenati, riesce a presentare un articolato percorso dal Cinquecento al Novecento, con circa 170 dipinti divisi in cinque sezioni secondo un criterio prevalentemente cronologico, ma che spesso deroga seguendo il contesto delle singole opere. Spicca come una gemma, esulando anche dal percorso, un prezioso frammento di pittura su tavola con una
Testa di santa, attribuito da Federico Zeri al trecentesco
Giovanni da Rimini. Il Cinquecento è rappresentato da artisti tra cui spiccano il
Veronese, El Greco e
Giovan Filippo Criscuolo, oltre al
San Giovanni Battista del fiammingo
Jan Soens. Ben rappresentati il Seicento – con opere di
Artemisia ed
Orazio Gentileschi, Beinaschi, Lanfranco, la bella tavola con
Cristo Deriso attribuita a
Bernardino Mei, un
San Pietro liberato dal carcere di
Vouet – e il Settecento, con la grande scuola napoletana rappresentata, tra agli altri, da
De Matteis, De Mura, Falciatore, Giaquinto, Giacinto Diano e
Sebastiano Conca. Non manca un’apertura alla grande cultura europea, con
Fussli, Delacroix, von Lenbach, Lorenzo Tiepolo, Hamilton, Gros, Winterhalter. Ricche testimonianze anche nelle sezioni Otto e Novecento, da
Gioacchino Toma a
Giuseppe De Nittis, fino a
De Carolis, Sartorio, addirittura
Joseph Stella. Prezioso infine il corpus di oltre cento disegni, che comprende inchiostri, pastelli, carboncini, matite, sanguigne, acquerelli su carta o su pergamena di artisti italiani ed europei, databili tra XVI e primi del XX secolo.