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Come la Tate Exchange di Liverpool diventa un luogo di incontro con la Venice Vending Machine. Negoziando il valore dell’arte

di - 4 Agosto 2018
“Nell’arte non si tratta di riprodurre o inventare forme, ma di catturare le forze” così scrive Gilles Deleuze nella sua pubblicazione Francis Bacon: The Logic of Sensation. Le forze si compongono di collaborazioni che esercitano le necessarie sollecitazioni al sistema per attivare nuove metodologie e sinergie.
In questa ottica la Tate Exchange di Liverpool collabora con artisti, teorici, ed accademici per attivare nuove visioni. Ma cosa è la Tate Exchange Liverpool? Un esperimento aperto, uno spazio dedicato a un programma di eventi innovativo e precursore dei cambiamenti. È un luogo in cui tutti sono invitati a collaborare, testare idee e scoprire nuove prospettive sulla vita, attraverso l’arte.
In questa ottica innovativa “The Venice Vending  Machine”, fondata da Marina Moreno e Michael Meldru, propone un dialogo con l’arte nel quale attraverso il gioco e il dialogo cambia la percezione e il ruolo del valore dell’opera.
A differenza di altri distributori automatici d’arte, la VVM non è un meccanismo di vendita o di visualizzazione per opere d’arte, ma è un’esperienza partecipativa e discorsiva. Invece di pagare per ricevere un prodotto venduto, i partecipanti sono invitati a negoziare con Marina Moreno sul valore dell’arte per acquistare una piccola opera d’arte nascosta all’interno di una pallina di plastica riciclabile e dispensata dal distributore automatico. I partecipanti non sapranno quale delle numerose opere d’arte saranno raggiunte fino al completamento della transazione.
Il programma di VVM si compone di un agenda ricca di workshop, performance, installazioni e incontri con artisti, accademici e curatori in relazione alle idee della produzione d’arte. Di cui segnaliamo The Structure of Curatorial Revolutions, una conferenza impostata come una tavola rotanda la quale verterà sulle metodologie curatoriali e le pratiche artistiche; sviluppata dalla curatrice e teorica Camilla Boemio e dall’artista David Goldenberg che esaminerà i casi nei quali le opere hanno magistralmente attivato la partecipazione del pubblico.

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