Una premonizione infausta: ieri sera l’annuncio di Pisapia che chiede agli abitanti di MACAO di partecipare a un bando pubblico. Stamattina la polizia a sgomberare.
L’annuncio è stato dato su facebook e Twitter poco dopo le 7. Gli sgomberi avvengono all’alba, certo. Per non lasciare organizzare nessuno. Gli occupanti di MACAO chiedono aiuto, ma poco succede. Lo sgombero invocato, temuto e sussurrato alla fine arriva questa mattina, dopo 10 giorni in cui a Milano “sembrava anche di volare”. «È scandaloso che Pisapia non difenda Macao» twittano i cittadini. E dal canto loro, i ragazzi di MACAO, promettono che non finirà qui.
Il palazzo fino a pochi minuti fa era presidiato a ogni angolo da agenti. Mentre il tam tam in rete ribatte: «Lo spettacolo continua». Dove e quando ancora non si sa. Forse in un parco. Su facebook vi sono post in cui si invita a non incollarsi all’edilizia, soprattutto se mafiosa.
Pare inoltre che Dario Fo abbia sollecitato Stefano Boeri a recarsi sul luogo. Invito declinato dal più trendy degli Assessori italiani.
L’appello firmato dalle 3mila persone di cui vi avevamo annunciato è ancora valido. Ma per ora MACAO sara solo il ricordo di una breve resistenza. La sveglia di molte coscienze. E la torre Galfa tornerà ad essere il mausoleo vuoto di una Milano che si vorrebbe non esistesse più.
In un comunicato diffuso poco fa i lavoratori dell’arte hanno riportato il messaggio di Alberto Lucarelli, Assessore Beni Comuni del comune di Napoli, in merito alle occupazioni della Torre Galfa di Milano, del Teatro Valle di Roma e del Teatro Garibaldi di Palermo: «I casi del Teatro Valle, del Garibaldi, di Macao ci impongono di ritornare ad interrogarsi sull’annosa distinzione tra legalità e legittimità. Non tutti gli atti legali, ovvero conformi ad una legge, ad una regola scritta sono legittimi (quante leggi circolano indisturbate nella società pur contenendo norme in contrasto con la Costituzione e i diritti umani?), così come non tutti gli atti illegali, ovvero in contrasto alla legge, sono illegittimi. In sostanza vi sono occupazioni di proprietà pubbliche o private che oggettivamente sono illegali, in quanto in contrasto con le norme a difesa della proprietà, ma che tuttavia in alcuni casi trovano una loro legittimità attraverso forme di dissenso e di azione politica, in particolare nei momenti di crisi della rappresentanza e di negazione dei diritti sociali.
Talvolta la violenza legale delle regole può determinare l’insorgere di comportamenti illegali che tuttavia trovano la loro legittimità nel quadro politico, sociale ed economico, e nel recupero di una funzione sociale degli spazi».
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Nessuno stupore.
Gli energumeni non temono il ridicolo più di quanto non tollerino graffi sul loro inutile possesso, così l'amicopoli dove alloggiano padrone della baracca e ministra ha schierato i manipoli a fronteggiare in armi gli artieri sonnecchiosi, mentre lestofanti più o meno armati scorazzano, truffano, gambizzano, taglieggiano, rapinano.
In un simile scenario trovo che sia spropositato usare parole come"illegale".
Ma essi, dicevo, non temono il ridicolo.
Se tutte le positive energie dei movimenti dal basso (non penso solo a Macao ma anche al M5S) non fossero incanalate verso la critica delle istituzioni (che non sono di per sé il problema) ma mirassero ad arginare, attraverso la partecipazione, l'interesse costante e il monitoraggio, quei comportamenti INDIVIDUALI e scorretti che impediscono alle istituzioni di funzionare, forse saremmo molto più avanti e dimostreremmo di essere un Paese maturo dal punto di vista politico. Sono stati decenni di menefreghismo, disinteresse, lassismo e opportunismo a ridurci in questo stato. Per cambiare le cose occorrono pazienza, rispetto delle regole, costanza, idee chiare. Che qualcosa si muova è pur sempre un buon segnale, ma le iniziative che percorrono scorciatoie e strade in discesa, basandosi sull'esuberanza del momento, anche se convogliano masse, rischiano di esaurirsi rapidamente, come una fiammata. La strada dell'impegno quotidiano e responsabile è lunga e faticosa. Non è possibile prendersi cura del Pubblico, in tutte le sue declinazioni, in maniera estemporanea. Non credo inoltre che Pisapia meriti di diventare bersaglio critico. Ma chi vuole tutto e subito, preferisce credere all'agitatore di popolo di turno, che promette la luna, piuttosto che pazientare e attendere che maturino i frutti di un cambiamento appena iniziato.