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Coppie moderne. Al Barbican, in mostra le corrispondenze di amorosi sensi tra artisti

di - 15 Dicembre 2018
“Modern Couples: Art, Intimacy and the Avant-garde”, organizzata dal Centre Pompidou-Metz in collaborazione con il Barbican Centre di Londra, rappresenta un esperimento interessante di mostra aperta e di manifesto civile, un’affermazione femminista e una lettura trasversale dell’esperienza artistica che fa emergere quei processi di stravolgimento delle regole e dei pregiudizi morali avvenuti nella prima metà del XX secolo, parallelamente alla rottura dei canoni artistici tradizionali e consolidati. I curatori, per rappresentare quest’altra storia, hanno scelto 44 coppie di pittori, scultori, fotografi, architetti, designer, scrittori, poeti, musicisti, documentando, in qualche caso, le relazioni di uno stesso artista con più di un partner, per esempio, di Alma Mahler con Gustav Mahler e con Oskar Kokoschka o di Virginia Woolf con Vita Sackville-West e Leonard Woolf.
Un’esposizione che si percorre lentamente, presi dalla curiosità di infilarsi nelle storie private di personaggi famosi, talora dei veri e propri miti della nostra epoca, mentre scorrono le tracce di opere, foto, documenti insoliti e molto privati, testimonianze di dialoghi intimi intrisi dello spirito artistico dei protagonisti. La novità della proposta, rispetto alla consumata disputa sul ruolo da riconoscere alla vita privata di un artista per la valutazione e la comprensione della sua opera, a partire dal Contre Sainte Beuve di Marcel Proust, sta nell’andare a scoprire non gli effetti dell’esperienza amorosa sull’opera ma il ruolo concreto che la specificità intellettuale, gli stimoli e la creatività dell’altro hanno avuto nella formazione e reciprocamente.
La “correttezza” dell’impostazione rispetto al “genere” si manifesta nella totale apertura nei confronti delle esperienze sentimentali ed erotiche dei personaggi scelti – senza alcun pregiudizio né di merito né di valore – anche con l’obiettivo di rompere il modello dominante del genio, prevalentemente maschile, che produce in solitario. In tale corretto impianto sul piano della parità di genere, appare tuttavia singolare che per ben otto protagoniste sia stato ovunque tralasciato il loro cognome prima del matrimonio, privilegiando invece quello dei celebri mariti con cui, è pur vero, sono ormai identificate. Noi onoriamo quel diritto negato: Aino Marsio Aalto, Sonia Terk Delaunay, Benedetta Cappa Marinetti, Alma Schindler Mahler, Lucia Schulz Moholy-Nagy, Romaine Goddard Brooks, Winifred Roberts Nicholson e Virginia Stephen Woolf. Il consiglio è scorrere l’elenco delle coppie rappresentate perché può offrire uno squarcio di luce sul processo di costruzione sia di personalità note che di tante figure meno familiari – non tutte memorabili – appartenenti ad ambito centro europeo e d’oltreoceano; che Benedetta Cappa con Filippo Tommaso Marinetti e Tina Modotti siano i soli italiani presenti in questa selezione anticonformista fa emergere quanto diverso fosse l’ambiente italiano di quei decenni.
L’importanza sia sul piano emotivo che di scambio artistico delle relazioni fra Claude Cahun e Marcel Moore, Sonia e Robert Delaunay, Sophie Taeuber-Arp e Jean Arp, Federico García Lorca e Salvador Dalí, Frida Kahlo e Diego Rivera, Eileen Gray e Jean Badovici o Lucia e László Moholy-Nagy è generalmente nota ma le testimonianze esposte sono un contributo originale e suggestivo. In altri casi, come Lilya e Osip Brik con Vladimir Majakovskij, Alma Mahler sia con Gustav Mahler che con Oskar Kokoschka e Virginia Woolf sia con Vita Sackville-West che con Leonard Woolf, le cui attività appartengono al mondo della musica e della letteratura e poesia, le testimonianze presentano una qualità espositiva meno spettacolare ma i frammenti esposti suscitano comunque interesse e curiosità. Non tutte le coppie descritte presentano le caratteristiche che ne giustifichino la selezione in quanto non sussiste una rilevanza artistica in entrambi e un contributo reciproco: un caso esemplare è quello di Dora Maar figura non rilevante in sé e nell’esperienza di Picasso, ancor più se confrontato al rapporto intenso con la sua precedente compagna Olga Khochlova.
Le stanze in cui si articola la mostra quasi simulano gli ambienti domestici e gli spazi di lavoro di quelle coppie illustri, tale è l’intimità e la complicità creativa che si riesce a percepire dai documenti esposti nell’allestimento. Un’esposizione di materiali di collezioni pubbliche e private che comprende molte fotografie ma poche opere; infatti talora si sente la mancanza di un corredo di immagini più ricco, funzionale all’esemplificazione della specificità delle avventure ricostruite, anche se questo senso di incompiuto rende l’esposizione un’opera aperta, appunti di lavoro per spingere ad approfondire quelle vicende. Tutto accadde nella prima metà del secolo scorso e come il filo della storia collega indistricabilmente quelle avventure umane, descritte o solo suggerite, le loro diversità convergono nell’esplosivo universo di immagini e di realtà che hanno segnato il ‘900. (Giancarlo Ferulano)
In alto: Dorothea Tanning e Max Ernst. Photo John Kasnetsis

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