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Un patchwork di frammenti che traccino un’identità labile, ma non troppo. I protagonisti? Due territori geografici densamente connotati, e negli ultimi lustri decisamente in rapporto, spesso quasi simbiotico: l’Italia e quella che viene definita la “Grande Cina”. Un padiglione socio-antropologico, anche se di Biennale non si tratta, ma del programma della Fondazione Querini Stampalia, a cura di Chiara Bertola e Davide Quadrio, che dal prossimo 28 maggio metterà in piedi un programma di corti di Yuri Ancarani, Chen Chieh-jen, Ra Di Martino, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, Invernomuto, Kan Xuan, Li Ran, Lu Yang, Adrian Paci, Roberto Paci Dalò, Mariateresa Sartori, Wu Junyong, Yang Zhenzhong e Zhang Peili, per tentare di andare oltre la geografia di provenienza degli artisti e costruire un racconto frammentato che confonda e sciolga mondi lontani, eppure comunicanti, in un continuum di risonanze senza logica.
Nato da una collaborazione tra Fondazione Querini Stampalia, Arthub Asia di Shanghai, con il marchio Made in Italy di luxury shoes Ballin, ““Fuori rotta”” muove le sue tracce dal “Carnet de route” di Marc Augé –per ridurre le distanze geografiche e culturali tra due Paesi di fatto molto diversi proprio andando a parare in disorientamenti e dirottamenti. Per rompere i cliché di giudizi prevedibili o abituali e spingere lo sguardo dello spettatore a creare libere associazioni. E per seguire la rotta della poetica.




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