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Cristo si è fermato sotto gli spari. Anticipo del corteo funebre italiano di Bios Vincent, stamattina alle porte di Milano. In una via crucis di fango

di - 8 Marzo 2013
Quello che si è compiuto stamattina a Liscate, in provincia di Milano, sotto una pioggia battente e nel bel mezzo di un campo, è un omicidio. Un’esecuzione. Dodici Cristi in marmo bianco, smaltati di rosso vivo, ma nessun crocifisso; ci sono invece dodici bare, anzi tredici, e dodici colpi di pistola sparati al cuore delle piccole sculture che rappresentano il figlio di Dio secondo la fede Cristiana, a distanza ravvicinata. È l’inizio di “Camera Ardente”, il progetto di Bios Vincent che principierà il prossimo 15 marzo, dal Sacrario del Martinetto di Torino, e che per dieci giorni porterà su e giù per l’Italia, in treno, il risultato della morte della giustizia e il trionfo dell’avidità umana, della violenza, dell’insabbiamento e del fango – e stamattina, quasi in una sceneggiatura completa, di fango ve ne era parecchio – che hanno macchiato la penisola nel corso dell’ultimo secolo. Disposti alla base di una piccola collinetta, i dodici piccoli corpi rossi sono stati predisposti dall’artista per l’esecuzione, e dopo i colpi che hanno rimbalzato nel silenzio della campagna, sono stati accuratamente adagiati nelle piccole casse, successivamente coperte nell’ordine della loro apparizione “pubblica” nelle piazza italiane prescelte. Un lavoro estenuante, lento, reso ancora più straniante dalla pioggia battente e dal freddo, compiuto seguendo un vero e proprio rituale anche di percorso, seguendo la stessa traiettoria, dove più volte Vincent ha rischiato di scivolare sul fango, quasi come fosse esso stesso un Cristo -l’uomo “giusto”- lungo la via crucis. Un Cristo che però indossa una maschera bianca, non anonima però, ma corrisposta di un lungo naso che rimanda immediatamente a Pinocchio e alle bugie che, in senso lato, sono state raccontate ad intere generazioni di cittadini, da parte del potere, dello stato, delle mafie e degli apparati collegati. In più, davanti a tutto, capeggia una tredicesima bara, riempita di liquido rosso, e che sarà “consegnata” in un luogo simbolo della storia italiana, ma che per ora non si vuole rivelare. Forse tutto potrebbe sembrarvi estremamente semplice, forse tutto potrebbe passare per una provocazione già digerita, che lega insieme gli stereotipi italiani – spesso confermati – legati a chiesa-stato-malavita, con i simboli della ritualità, e dell’oggettualità, cattolica più spicciola. Forse sarà anche così, ma cosa provocherà la “Camera Ardente” di Bios Vincent una volta raggiunta la stazione di Bologna, terreno della strage del 2 agosto 1980? Come la prenderà la popolazione di Erto e Casso, colpita dalla “Tragedia annunciata” del Vajont nel 1963? Chi ci sarà ad attendere la bara davanti all’Ilva di Taranto o al porto vecchio di Lampedusa? L’indifferenza o il plauso? La tensione nel veder riscoperto ciò che si voleva insabbiato o la volontà di voler coprire di fango, di nuovo, la coscienza? Le reazioni del pubblico, chiamato a confrontarsi con il proprio pensiero costituiranno l’opera, di cui stamattina si è mostrato l’innesco esplosivo.

Visualizza commenti

  • Commento di una superficialità assoluta espresso senza alcuna conoscienza del contenuto dell'opera e del valore di non violenza e rispetto per la vita in essa contenuto. Questo commento è lo specchio della scarsa attenzione con cui la società di oggi porta a dare giudizi.
    L'artista che ha concepito questa opera tutto è forchè blasfemo si guardi la via Crucis che ha percorso, tra le sofferenze di questo paese sul blog camerardente.it e forse capirà.
    Buona notte

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