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Da Artemisia a Sarah Lucas. La National Gallery e la Tate riscoprono l’arte femminile

di - 19 Dicembre 2018
Le disparità di genere sono ormai state messe allo scoperto anche nell’arte e quindi, per il settore, è arrivato il momento di riflettere seriamente sulle modalità per uscire da questa situazione. I primi a dover compiere un passo sono i musei che, dell’intera filiera, rappresentano il segmento più esposto, grado non solo di comunicare a un pubblico trasversale ma anche di coinvolgere in maniera attiva gli addetti ai lavori. In questo senso, Londra si mostra all’avanguardia, con le sue due più grandi istituzioni museali che hanno appena annunciato l’apertura di grandi mostre dedicate alle artiste più influenti della storia dell’arte di tutti i tempi.
Dall’aprile del 2020, la National Gallery ospiterà un’importante mostra su Artemisia Gentileschi, a seguito del recente acquisto, per la cifra di 3.6 milioni di sterline, del suo autoritratto come Santa Caterina d’Alessandria, opera realizzata tra il 1615 e il 1617 e in esposizione negli spazi del museo dal 19 dicembre. La National Gallery ha solo 20 opere di artiste, su una collezione di 2300 pezzi ma l’idea di Hannah Rothschild, presidente del consiglio di amministrazione, è di invertire la tendenza: «L’acquisizione di questo grande dipinto di Artemisia Gentileschi è la realizzazione di un sogno: ampliare la collezione con le opere delle artiste più importanti». Bisogna però ricordare che la collezione della National Gallery copre un periodo che va dal 1250 al 1900, quando le donne erano praticamente escluse dalla pratica artistica, se non in pochissimi casi.
La mostra dedicata alla grande artista, nata a Roma nel 1593 e morta a Napoli nel 1654, sarà incentrata sui dipinti la cui attribuzione è universalmente accettata, escludendo a priori quelli messi in discussione, che sono aumentati vertiginosamente negli ultimi anni, con l’accendersi di un rinnovato interesse verso la sua figura, dovuto anche alla particolare biografia, segnata da uno stupro perpetrato dal pittore Agostino Tassi, oltre che alla pregevolissima fattura del suo stile, ispirato ai modelli compositivi e luminosi caravaggeschi. «Questo ci permetterà di vedere la vera Artemisia», ha detto Letizia Treves, curatrice della National Gallery, anche se vorrà dire esporre poche opere: sono 25 quelle sulle quali i pareri degli specialisti e degli storici sono concordi.
La Tate Britain invece guarda al contemporaneo e si espone in prima linea, ripensando all’allestimento della sua collezione riguardante l’ultimo mezzo secolo. A partire da aprile e per un anno, le opere degli artisti uomini saranno sostituite da circa 60 lavori, tra dipinti, sculture, fotografie e film, realizzati da 30 artiste come Bridget Riley, Rachel Whiteread, Susan Hiller, Sarah Lucas e Monster Chetwynd. «La recente storia del premio Turner, il programma espositivo della Tate e le sue ultime acquisizioni, riflettono il ruolo fondamentale delle donne nella storia dell’arte britannica negli ultimi 60 anni», ha detto Alex Farquharson, direttore della Tate Britain. Sappiamo quanto i premi siano un importante indicatore, sia del mercato che dell’estetica, e il fatto che un riconoscimento come il Turner Prize sia stato vinto, nelle ultime tre edizioni, da artiste come Helen Marten, Lubaina Himid e Charlotte Prodger, vorrà anche dire qualcosa.
E il riallestimento della Tate Britain sarà solo l’inizio, perché questo movimento interesserà tutte le sedi del complesso museale. Il 2019 della Tate Modern sarà dedicato infatti a Natalia Goncharova, Dora Maar e Dorothea Tanning, protagoniste di altrettante monografiche, imperdibili anche Anna Boghiguian e Otobong Nkanga alla Tate St. Ives, mentre alla Tate Liverpool vedremo Sol Calero.
E non è finita qui, anche la National Portrait Gallery presenterà la prima grande mostra dedicata alle esponenti dell’arte preraffaellita, facendo luce sulla vita e sulle opere di artiste come Joanna Mary Wells, Marie Spartali Stillman ed Evelyn De Morgan, proditoriamente escluse dalla storia, ossessionata dall’ideologia del genio maschile.

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