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Da Basilea agli Swiss Awards, ovvero perché la Svizzera è una sorta di paradiso dell’arte. Leggete qui qualche cifra del mondo culturale dei nostri vicini d’Oltralpe

di - 10 Giugno 2012
Basilea è alle porte: la Svizzera si prepara per una nuova edizione della fiera più “up” del pianeta, fondata nel 1970. Una media di visitatori che si attesa intorno alle 60mila presenze, per 3 giorni di manifestazione, e che conta la partecipazione di circa 300 gallerie da tutto il mondo.
E non è di certo un caso che sia proprio la Svizzera ad ospitare questa rassegna: in un recente articolo apparso su Swissinfo, firmato da Victoria Morgan, vengono presentati i numeri che compongono il “fatturato” dell’arte del piccolo stato d’oltralpe: un processo virtuoso di cultura che ha avuto il suo inizio negli anni ’80, quando furono fondati la rivista Parkett e la Hallen für Neue Kunst a Schaffhausen. Un Paese che conta circa 8mila artisti professionisti e che ha la più alta densità di musei al mondo: oltre mille per circa 41mila chilometri quadrati. Vi sono fondazioni, come la Pro Helvetia, che si occupano di produrre eventi culturali legati alla Svizzera all’estero; vi sono varie Società di Belle Arti, che contano circa 45mila iscritti che versano fondi annuali: a Basilea, la locale Società, gestisce la kunsthalle con un budegt di oltre 2 milioni di franchi l’anno. Un Paese, inoltre, che ha la spesa pro capite per la produzione culturale più alta d’Europa.
E che sostiene i propri artisti, con un collezionismo diffuso e con una serie di premi, tra cui gli Swiss Art Award, dati dalla Confederazione Elvetica, un concorso che si svolge in due turni. Al primo step i partecipanti sottopongono alla giuria un dossier del proprio lavoro. I concorrenti selezionati vengono poi invitati al secondo turno, dove devono documentare il loro percorso con opere originali in una mostra a Basilea. Ed è sulla base di tali opere che la giuria sceglie i vincitori. Ogni anno vengono assegnati circa 18 premi dell’ordine di 25mila franchi ciascuno.
Ugo Rondinone, Pipilotti Rist e Urs Fischer sono tre degli Swiss Awards più famosi.
«Non credo che gli artisti svizzeri siano migliori di altri; il sostegno riservato agli artisti è però molto efficiente» afferma Marc Bauer, tre premi “Swiss” alle spalle. Anche se la partita delle sovvenzioni è tutta giocata tra le singole “municipalità”, che in alcuni casi sovvenzionano anche i propri artisti locali per passare periodi di residenza all’estero, aiutati da un piccolo stipendio: «i cantoni della Svizzera francese, per esempio -afferma Morgan- gestiscono in comune un piccolo studio a New York, dove a turno ogni cantone può inviare un artista per sei mesi», mentre altri cantoni hanno commissioni per il finanziamento delle arti visive: Basilea, ad esempio, ha un budget di 320mila franchi annui, suddivisi in fondi destinati all’acquisto di opere di artisti locali (per un totale di 200mila franchi) mentre il resto va per lavori su commissione, site specific.
Una serie di tutele che si potrebbe definire quasi di campanile, ma che alla Svizzera hanno portato una delle maggiori ricchezze dell’uomo e che ha fatto volare alto negli stati generali della cultura i propri concittadini: «Molti grandi collezionisti non aspettano che tu sia un artista affermato. Comprano subito» riporta ancora Marc Bauer. E l’idea dell’oltrefrontiera (per poi spesso tornare a vivere in patria) non è un’idea distante dalla mentalità di sovvenzione elvetica:
«Artisti come Urs Lühti e Fischli/Weiss sono stati i primi a non considerare se stessi come artisti svizzeri, ma internazionali», osserva Laura Arici della Scuola di Belle Arti di Zurigo. Una nozione, quella di nazionalità, decisamente invecchiata. Contrariamente invece all’attenzione per il proprio Paese anche sotto il profilo della cultura dell’arte.

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  • Non c'è neanche da commentare....!!!
    Ma saranno le Alpi a fare la differenza?
    Continuoa a chiedermi Perchè siamo così vicini eppure lontani anni luce!!! Ma come si può!!!!!!!!

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