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Dal fuoco nascono sogni prelibati. A Milano, la cena performativa di Loredana Longo

di - 17 Giugno 2019
Come nelle sue Explosion, Loredana Longo (Catania, 1967), per il primo appuntamento milanese di “Con l’arte si mangia” – ciclo di azioni condivise di cucina e Performance Art a cura di Giusi Affronti – costruisce un tableaux domestico. All’interno di Workness, spazio multidisciplinare esclusivo, imbandisce una tavola con una lunga tovaglia di cotone bianco, finemente bruciata in più punti. E ritocca con il fuoco il menù della serata trascritto su una maschera dorata. Souvenir che sa di barbecue. La Longo è l’artificiere-oste (altamente!) specializzato nel condurre la cerimonia esplosiva, dal titolo F as Fire. Ma questa volta a “esplodere” non è la tavola, bensì un piatto di ciliegie incandescenti, lasciato cadere fragorosamente sul pavimento tra lo stupore dei commensali. L’esplosione, per quanto violenta e distruttiva, rappresenta un’occasione di ricostruzione o un mezzo per creare fantastici piatti.
Dal fuoco e dalle sue spettacolari declinazioni – flambè, affumicato, abbrustolito – nasce un menù degustazione che consacra i prodotti del Mediterraneo. Il giovane chef napoletano Lillo Frigoli trasforma, a regola d’arte, gli ingredienti concettuali della Longo – il fumo, la f di fuoco e la demolizione – in piatti che trasportano istantaneamente nel reame elfico di Tolkien. È un’immersione tra le nebbie di mare, un duello con la salsa “fire” e un incontro ravvicinato del terzo tipo con il drago marino, la Principessa di Fuoco e il Folletto Citrus. Per essere portati via da una colata finale, violenta e sublime, di lava di bosco. E per spegnere questo bollore, godendo di una fresca brezza marina, segue una sinfonia di vini siciliani. Urra di Mare, Santannella, Timperosse, Caladeitufi. Reminiscenze di universi epici. Perché la terra da cui proviene Loredana Longo coltiva e vive un misterioso incrocio tra la vita e la morte, che accoglie sempre il germe della rinascita. Un senso pagano – e un’estetica – della morte riconducibile alla pienezza del vivere, con più accettazione e intensità.
Macerie anche di una guerra, di cui si celebra parossisticamente la Vittoria – Victory per Loredana Longo – paradigma trasformativo di molte sue opere. L’ultima presentata nel contesto di BienNolo – la Biennale del quartiere NoLo di MilanoV for Victory (2018), bottiglie di vetro scuro lanciate e distrutte i cui colli vanno a comporre la scritta che è un’antitesi allo specchio (yrotciv). O gli arazzi di Victory (2016-2017) percorsi da bruciature su velluto. Un sofisticato e commovente ossimoro per cui la Longo traccia, con un saldatore elettrico, le rovine di Palmira e Aleppo. Dalla cenere alla ricostruzione, per ricucire ciò che è stato inevitabilmente alterato. Con una parola. Obiettivo dei segni marchiati a fuoco sul tappeto persiano di Now is the time to act (2013), che accoglie gli ospiti di F as fire in un ambiente familiare ad alta tensione.
«La vittoria porta sempre la cicatrice di una perduta unicità, di una forma originaria» (L. Longo, 2018). Ma il fuoco è magico e trasforma anche un granello in nutrimento. Così come La F di fuoco è un potente detonatore per creare piatti pieni di sogni. (Petra Chiodi)

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