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Dalla Cina a Shirley Clarke. Al Centro Pecci, due rassegne dedicate al cinema d’autore

di - 7 Maggio 2018
Quali sono i punti di contatto e di separatezza, tra la realtà cinese e quella occidentale? Potremo saperne di più al Centro Pecci, con Dragon Film Festival, la rassegna, arrivata alla quinta edizione, dedicata alle produzioni cinematografiche più significative di Cina, Hong Kong e Taiwan. Il festival è iniziato il 3 maggio e si concluderà con due giornate di proiezioni al museo di arte contemporanea, il 7 e l’8 maggio. Si inizia lunedì, 7 maggio, alle 17, con Aftershock, il capolavoro del maestro cinese Feng Xiaogang che racconta la tragica storia del terremoto che, nel 1976, devastò la città di Tangshan, attraverso gli occhi di una donna, moglie e madre di due gemelli. A seguire, alle 20, Chasing the Dragon, crime drama diretto da Wong Jing e Jason Kwan, con il grande Donnie Yen, basato sulla vita reale del gangster Ng Sek-ho e vincitore del premio come miglior film alla 37ma edizione degli Hong Kong Film Awards. Martedì, 8 maggio, sarà invece proiettata la commedia romantica Love Off the Cuff, dell’apprezzato regista Pang Ho-cheung, seguita da Welcome to the Happy Days, di Gavin Lin, commedia taiwanese diventata un caso in patria.
E il Centro Pecci continua sulla scia della pellicola, con Portrait of Another Cinema, una ricca rassegna, in collaborazione con Reading Bloom, interamente dedicata ai lungometraggi di Shirley Clarke (1919-1997), regista e artista newyorkese, icona del cinema underground e indipendente, non solo americano. Studiò con Hans Richter al City College of New York e diventò parte del movimento artistico che andava sviluppandosi in quegli anni al Greenwich Village. Insieme a Maya Deren, Kenneth Anger e Stan Brakhage, Clarke ha influenzato in maniera decisiva i nuovi registi e film-maker che, dal 1960, si unirono intorno al New American Cinema Group di Jonas Mekas.
La rassegna aprirà il 10 maggio con un evento speciale, una lezione di Ross Lipman sul restauro cinematografico e su uno dei suoi ultimi lavori, Shadows, film di John Cassavetes del 1959. A seguire, The Connection, lungometraggio d’esordio di Clarke e considerato una pietra miliare del cinema indipendente. Acclamato al Festival di Cannes del 1961, dove vinse il Premio della Critica, censurato negli Stati Uniti per linguaggio osceno, il film è un adattamento della pièce di Jack Gelber ed è incentrato sul senso di angoscia e di dipendenza, raccontato con il pretesto di un gruppo di eroinomani in attesa del pusher. Quindi, dal 17 al 23 maggio, Portrait of Jason, film del 1967 particolarmente amato da Ingmar Bergman, e dal 24 al 30 maggio, Ornette: Made in America, del 1985, ultimo lavoro di Clarke prima del ritiro dalle scene a causa di un ictus, con introduzione, il 24 maggio, del musicologo Stefano Zenni. A chiudere la rassegna, il 31 maggio, la proiezione di Film (1964), unica esperienza cinematografica dello scrittore e commediografo irlandese Samuel Beckett, restaurato sempre da Lipmam.
Qui il calendario completo con le proiezioni e le repliche.

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