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Dalla Sardegna ai Cyborg. A Roma, una doppia mostra per riscoprire l’arte di Ausonio Tanda

di - 13 Novembre 2018
Paesaggi tradizionali, figure antropomorfe, sagome di uomini acefali replicate senza soluzione di continuità nei tanti quadri in mostra. Suddivisa tra uno spazio tradizionale, la galleria Frammenti d’Arte, e una carrozzeria pochi metri più avanti, la mostra dell’artista sardo Ausonio Tanda (Sorso, 1926 – Roma, 1988) è di fatto la prima esaustiva esibizione in cui il suo lavoro viene presentato accuratamente al grande pubblico. Varie le motivazioni per questo ritardo che, come spesso succede, non dipendono dall’artista ma nemmeno dalle persone che lo hanno accompagnato nella vita. Certo è che il plauso maggiore della riscoperta va invece allo storico Eclario Barone, che si è preso la briga di studiare e approfondire il lavoro di questo artista. Che conosceva Maria Lai, che è sardo come lei e che, come lei, sta tornando in auge, con un confronto serrato con il grande pubblico, post mortem.
I sardi sono schivi si sa, e Ausonio lo fu più di altri. Non nella vita ma nel voler condividere le tappe del suo operato come artista. Eppure, dalle sue opere si respira un forte senso di contemporaneità, di modernità. Più che nei quadri tradizionali, in cui la fanno da padrona il mare, le barche, i pescatori, insomma le sensazioni tipiche della Sardegna, l’artista si sentiva molto più vicino ai cyborg, figure antropomorfe realizzate non più con i pennelli ma con aerografo e vernici, dunque assai più all’avanguardia e poco convenzionali e spesso anche molto dannosi per l’organismo. Quando non erano ancora attrezzi consoni al mestiere dell’arte, l’artista sardo già li utilizzava.
Scambiando qualche parola con lo storico, appare sin da subito il grande interesse, giustamente, nel riconnettere l’artista con quello che fu il mondo da lui vissuto. Barone dunque, con una passione alquanto evidente, ci racconta piccoli aneddoti, di come l’artista fosse il prototipo di un faber, di un artigiano, con guizzi geniali e pronti, si spera, a essere riconosciuti dalla critica contemporanea. Nelle intenzioni degli eredi, infatti, c’è la voglia e l’esigenza di mettere a fuoco alcune tematiche espresse, alcune sue esigenze, alcuni suoi punti fermi, grazie alla creazione di un archivio di vastissime dimensioni, che possa anche dare il via a una serie di passi utili a diffondere le potenzialità evidenti ma ancora non pienamente affermate di questo artista. (Sabrina Vedovotto)

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