Due sessioni giornaliere, alle 17 e alle 21, completamente gratuite, per 86 pellicole in totale. Sono queste le cifre della 15esima edizione del “Festival Internazionale del Cinema d’Arte” che si svolge a Milano allo Spazio Oberdan fino a stasera, quando verranno annunciati i vincitori. Una manifestazione, con il patrocinio del Mibact, che va ad arricchire l’offerta culturale italiana sul cinema di genere, ma che anziché soffermarsi sulla vita di artisti o spiegazioni di opere e documentari, molto spesso ha a che fare con le visioni dell’arte spiegata ai bambini, con cortometraggio poetici che assumono i toni di fiabe per grandi e piccini, di affreschi leggeri sulla condizione contemporanea.
Da crepapelle l’italiano Lungomare, di Daniele e Davide Ratti, prodotto dalla milanese Scuola Civica di Cinematografia, che trasforma un fumetto in una piéce comica, sguaiata, ironica e ispirata ad una metarappresentazione dove tutto è in chiaro e la storia, in fondo, è un’omaggio al cartoon e una sottile critica ai desideri del pubblico.
Canned, invece, in tre minuti racconta l’epopea di un writer in una favela e della sua creatura; la polizia lo prenderà , ma sul muro qualcosa rimarrà per sempre; a proposito di arte, poi Sotterranea Bellezza, un viaggio firmato da Stefano Lorenzi tra la “tube” dell’arte di Napoli.
Ci si commuove poi con il bellissimo The Orchestra, produzione australiana (sopra uno still) realizzata da Mikey Hill, che in quindici minuti di animazione mette in scena un piccolo dramma della solitudine che si risolve con una tazza di té e tanta buona musica, in una città immaginifica che ricorda New York, mentre non va a finire bene nello splendido Best Before End…(in home page)
Quattordici minuti in puro stile francese, girati da Nicolas Fogliarini, che raccontano degli ultimi momenti di vita di un uomo solo, nel suo appartamento a Clichy, quartiere della cintura parigina, tra case popolari che cambiano spesso inquilini, e dove il vicinato spesso “per indifferenza, mancanza di tempo o pigrizia” non si vuole conoscere. Il liete fine, da queste parti, non c’è. Come non sussiste nemmeno il pensiero che la colpa stia solamente da una parte: imparziale, ma lirico. Una spietata fotografia di un fenomeno sempre più diffuso, specchio dei tempi e di una vita che perdendo di “utilità ” perde la necessità dei rapporti. Appuntamento di nuovo oggi, per le ultime pellicole in gara!