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“D’après Giorgio”. Alla Casa-museo De Chirico di Roma nuovi pezzi per la mostra in progress. E da oggi anche un “Capitello” di Carlo Mollino

di - 24 Aprile 2012
Un catalogo di 365 pagine, concepito come un’opera da Izet Sheshivari, dove ogni pagina rappresenta ogni singolo giorno della mostra “D’Après Giorgio”, curata da Luca Lo Pinto alla casa-museo De Chirico di Roma. Inaugurata lo scorso 27 gennaio la mostra si arricchisce via via di un corpus di lavori di artisti volutamente eterogenei fra loro per generazione, poetica e ricerca stilistica, da Carola Bonfili a Tobias Madison & Kaspar Müller, da Marcello Maloberti a Luigi Ontani, da Emilio Prini a Luca Trevisani. Oggi il nuovo ingresso sulla scena è di Carlo Mollino con “Capitello” del 1936, opera emblematica del modo di fare arte di Mollino. L’oggetto in gesso, composto a quattro mani con l’amico pittore Italo Cremona, è il punto di contatto tra la poetica dell’architetto e le origini delle costruzioni occidentali e, inoltre, frammento perfetto in grado di evocare la metafisica Dechirichiana nell’ambito di un’esposizione che mira a non essere invasiva ma a confrontarsi con gli spazi abitati dal pittore per oltre trent’anni.
«Il titolo della mostra -spiega Lo Pinto- fa riferimento ai famosi “D’Après” dello stesso de Chirico ed è un modo di rendere omaggio a una figura cardine dell’avanguardia del Novecento, la cui influenza sulle nuove generazioni di artisti persiste ancora oggi. Nel contempo è l’occasione per far conoscere la Casa-museo a un pubblico sempre più ampio, attraverso una mostra pensata come una lunga storia, con le opere a fungere da capitoli, al fine di produrre una narrazione al tempo stesso dilatata e frenetica, didascalica e sfuggente, intima e concettuale». E una mostra che al contempo, come il lungo catalogo, si pone come un progetto in progress, dove i lavori sono presentati in più fasi: un “museo nel museo” in divenire che si arricchirà anche di una serie di accompagnatori “speciali” che guideranno il pubblico nell’esposizione, da Stefano Chiodi a Ester Coen, da Cristiana Perrella al nuovo direttore della Tate Liverpool Francesco Stocchi. Un’opportunità per riflettere sui processi interpretativi e sulle modalità con le quali persone diverse possono guardare allo stesso oggetto o, come in questo caso, ad un’esposizione.

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