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Dieci giorni di laboratori d’arte contemporanea per stravolgere l’idea di confine. Il Nationless Pavilion arriva a Lecce e Venezia, per riflettere su migrazioni e nomadismo

di - 20 Ottobre 2015
Inizia oggi un periodo di dieci giorni di laboratori di arte contemporanea, a Lecce e Venezia, per svelare, il prossimo 31 ottobre, un’installazione collettiva intorno al tema della Nazione 25, un territorio immaginario dedicato ai migranti di tutto il mondo che rompe con l’idea tradizionale di confine. Il progetto, nato dalle menti di Elena  Abbiatici, Sara  Alberani e Caterina  Pecchioli, è promosso da Nationless Pavilion con l’intento di stimolare un dibattito sul concetto di stato-nazione e sulle sue contraddizioni, oltre che ovviamente sull’emergenza rifugiati e sulle migrazioni in generale.
I diritti dell’uomo sono garantiti e tutelati in base all’appartenenza a uno stato e non al genere umano nel suo complesso, una situazione che mette il rifugiato in una condizione di sospensione della propria identità
L’iniziativa del Nationless Pavilion sui migranti fa seguito a quella vista alla Biennale, intitolata “Square Tape”, una simbolica richiesta di asilo indirizzata ai padiglioni nazionali e accolta da numerosi paesi. I tre laboratori in programma vedranno la collaborazione tra Nation25, lettera27, Free Home University, AMM-Archivio Memorie Migranti, Civico Zero e S.a.L.E. Docks.
Il primo laboratorio, diretto dal duo Ultra-red, si svolgerà da oggi al 24 ottobre a Castrì e a Lecce con la collaborazione di Alessandra Pomarico, sociologa delle migrazioni e co-curatrice di Free Home University, un esperimento pedagogico e artistico per “riflettere sulle urgenze dei nostri tempi”. Il lavoro pensato da Chris Jones e Elliot Perkins, membri di Ultra-red e da sempre interessati alla sound-art e alla politica, è incentrato sul tema della solidarietà, la condivisione e sulla convivialità, il tutto partendo dall’esperienza del centro per richiedenti asilo di Castrì.
È invece il nomadismo a essere al centro del secondo laboratorio diretto da Emilio Fantin a Venezia, un nomadismo fisico, del corpo – la migrazione vera e propria – e un nomadismo dei pensieri, dell’immaginazione. Fantin ha sempre affrontato il tema del sogno come area non-geografica in cui si generano dinamiche d’incontro e di scambio, una tematica di cui la migrazione costituisce la naturale continuazione, la declinazione nel reale del tema del movimento. Il laboratorio si avvarrà del format AtWork della Fondazione lettera27, un sistema educativo che fa ampio uso del processo creativo per stimolare il dibattito critico: nello specifico i partecipanti verranno dotati di taccuini da riempire ognuno con il suo personale processo creativo e che contribuiranno al dialogo culturale e artistico.
Il terzo e ultimo laboratorio, curato da Denis Maksimov e il suo Avenir Institute, si concentrerà sulle contraddizioni del concetto di stato-nazione attraverso il sistema “asking and not knowing”, un’indagine delle criticità che evita la trappola delle risposte puntuali e precise. La costruzione partecipata di un territorio in cui far coesistere paradossi e utopie sarà un tema che si ritroverà anche negli altri laboratori, con un’attenzione particolare per la transdisciplinarietà tipico del lavoro di Maksimov.
Il 31 ottobre, al termine dei laboratori, è previsto un allestimento collettivo presso il S.a.L.E. Docks di Venezia che durerà fino al 20 novembre, in cui verranno esposti i risultati dei tre workshop. Gli ideatori hanno invitato a partecipare ai laboratori in particolar modo rifugiati, migranti e coloro che lavorano con la migrazione e con l’arte, nel tentativo di dare voce ai protagonisti di questo cambiamento epocale.

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