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Documenta nel mirino. Politico dell’ultradestra tedesca si scaglia contro l’opera di Olu Oguibe

di - 22 Agosto 2017
Da una parte all’altra dell’Oceano, si discute aspramente per questioni di rappresentazione. Leggi anche: l’imbecillità, quella sì che non conosce confini. Perché se negli Stati Uniti l’Alt Right strumentalizza le statue dei generali confederati e la storia che raccontano, per legittimare le proprie idee, poche ma confuse, in Germania le cose non vanno tanto meglio. Thomas Materner, consigliere comunale di Kassel, ha pubblicamente minacciato di organizzare un movimento di protesta se l’opera di Olu Oguibe dovesse essere acquistata dalla sua città.
Monument for strangers and refugees, presentata per questa edizione di Documenta ed esposta a Königsplatz, è un obelisco di sedici metri sul quale campeggia, in lettere dorate, la frase tratta dal vangelo di Matteo, “Ero straniero e mi avete accolto”, tradotta in tedesco, inglese, arabo e turco. Oguibe, che nell’ambito dell’importantissima manifestazione è stato anche insignito del Premio Arnold Bode, è un artista di primo piano, ha esposto al Whitney a New York, alla Whitechapel e al Barbican Centre, a Londra, ha collaborato con Okwui Enwezor e con Harald Szeeman e, da sempre, unisce studi storici e approfondimenti sul contemporaneo, con particolare interesse per la situazione dell’arte africana. E il 5 settembre, una commissione presenterà la proposta per far acquisire il lavoro nella collezione pubblica della cittadina.
Ma per Materner, esponente di Alternativa per la Germania, il partito di ultradestra, conservatore, euroscettico e in prima fila contro il cosiddetto gender mainstreaming, il problema è sia estetico che ideologico, in quanto l’opera sarebbe «politicamente schierata», un esempio di entstellter Kunst, «arte distorta». Adam Szymczyk, direttore di Documenta 14, si è dichiarato «disgustato», mentre Oguibe dovrebbe prendere come buon auspicio questa bislacca definizione, che ricorda tristemente quella di entartete Kunst, con la quale il nazismo bollò le opere di Oskar Kokoschka, Otto Dix, Max Ernst, Kurt Schwitters, El Lissitzky, George Grosz, Piet Mondrian, László Moholy-Nagy e di altri entrati nella storia che, come spesso accade, non risparmia l’ironia.

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