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Chi voleva partecipare a “It’s a Small, Small World” doveva consegnare le opere in galleria, se così si può definire il piccolo spazio a Chelsea (al 520 della 21esima ovest) di Maurizio Cattelan e Massimiliano Gioni, nato dalle ceneri della ex Wrong Gallery, dallo scorso venerdì, 30 marzo, a ieri.
Oggi presumibilmente è in corso l’allestimento, e sarebbero necessarie le virgolette, di tutti ma proprio tutti i lavori dei partecipanti coinvolti (ovvero la comunità web e chiunque altro abbia avuto notizia dell’evento e voglia partecipare come “artista”), invitati dal rapper Hennessy Youngman.
Ebbene si, è lui il secondo personaggio invitato a prendere parte attiva alle mostre nello spazio dei due italiani naturalizzati newyorkesi dopo l’apertura del 16 febbraio scorso. “It’s a small, small world” si iscrive nella rassegna “The Virgin Show”, a cura di Marilyn Minter, insegnante di Yale che con il duo Gioni-Cattelan vuole “promuovere” tutti i vergini dell’arte, ovvero coloro che non hanno mai avuto la possibilità di esporre a Chelsea, di guadagnarsi visibilità attraverso la scuola del maestro dell’irriverenza visiva contemporanea e del suo critico e curatore che spesso, come in questo caso, l’ha accompagnato a braccetto. Di certo sarà davvero trendy poter essere alla corte dell’opening della scintillante vetrina per chi guarda il contemporaneo con gli occhi di un bambino incantato. Più interessante, invece, sarà vedere se mai nascerà, a partire da queste “condensazioni”, un giovane Cattelan, un epigono degno di nota. By the way, se siete nella Grande Mela, l’appuntamento è domani per le 18.00.














” PROFONDO SILENZIO”, non vale la pena commentare la notizia perchè non è di alcuna importanza.
Le probabilità che Hennessy Youngman e l’ammucchiata di “It’s a small, small world” riescano a trasformare l’autoreferenziale comunità artistica su cui il rapper ironizza nei suoi “Art Thoughtz” sono all’incirca le stesse che ha Beppe Grillo di rinnovare la classe politica italiana con il Movimento 5 Stelle. Considerato il grado di integrazione di Hennessy nel mondo dell’arte ufficiale, sembra proprio che il suo populismo un tantino ipocrita non faccia altro che perpetuare quegli stereotipi che finge di voler smantellare. Ma ciò che lascia ancora di più l’amaro in bocca è il sarcasmo disincantato, a tratti supponente e derisorio, che si cela dietro l’operazione di Massimiliano Gioni e Maurizio Cattelan. Il tempo delle burle sagaci, delle provocazioni audaci, degli equivoci e dell’ambiguità è finito. Le tragedie di questi giorni sono diverse da quelle tutte esistenziali di fine millennio. Si può sorridere di fronte alla morte, ma l’attuale crisi economica, sociale e culturale impone serietà. Abbiamo già distrutto abbastanza, meglio ripartire dalle fondamenta, con rigore e impegno. A cominciare dalla prossima Biennale di Venezia.