A turno, senza preavviso, verranno esposte una serie di opere, una per ciascun artista, liberamente tratte e letteralmente “ripescate” dal deposito della galleria, oppure proposte direttamente dagli artisti, quando il caso e il contesto lo permetta. Spiazza decenni di prassi galleristica e curatoriale, la romana Galleria Maniero, con la mostra Turnover, deliberatamente priva di qualsiasi approccio critico o comunque programmatico. “In una società dove alle certezze e alle sicurezze si sono andati sostituendo criteri quali flessibilità, precarietà, riconfigurazione – si legge nella presentazione -, pensare una mostra che non abbia i classici parametri dell’esposizione, stabile, certa e definita sembra quanto mai appropriato e sicuramente un ottima base di partenza per ridefinire coordinate e direzioni”. Un libero dialogo, dunque, creativo e imprevedibile, da stabilire di volta in volta tra artisti, opere, spazio e spettatore, aperto ad ogni possibile interpretazione e soprattutto vagante, come si addice a qualunque mobilità che si rispetti.
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Hai capito che invenzione! I fondi di magazzino che negli anni non si è riusciti a piazzare... veramente diabolici! E magari, per partorire questa "genialata" ci si è pure consigliati con qualche finto critico... Ma per cortesia, un po' di rispetto per l'intelligenza di collezionisti ed appassionati. Poi non lamentatevi se i galleristi italiani sono tacciati in blocco di essere dei "pataccari".
In effetti, come darti torto?!