Come attivare il contatto tra il fruitore e l’opera d’arte? Non sempre c’è bisogno di tecnologie avanzate, in fondo a cosa serve la realtà aumentata se possiamo usare noi stessi? In fondo,
È il corpo che decide, come spiega il titolo del workshop che
Marcello Maloberti porterà al Museo del Novecento di Milano, il 28 e 29 marzo, nell’ambito del programma pubblico che accompagna il progetto
Furla Series #01-Time after Time, Space after Space, che ha già visto gli interventi di
Adelita Husni-Bey,
Alexandra Bachzetsis e
Paulina Olowska, tra gli altri.
Maloberti è nato a Codogno, nel 1966, ed è docente di Arti Visive alla NABA-Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. La sua ricerca ha spesso affrontato il tema della performance, intesa come un corpo collettivo, esteso dall’identità dell’artista al pubblico, chiamato in causa come parte integrante di un processo di trasformazione e rappresentazione.
Per il workshop al Museo del Novecento, quindici sono gli artisti partecipanti – Andrea Bocca, Elisabetta Bottura, Martina Brembati, Sara Ciuffetta, Gaia De Megni, Nguyen Hoang Giang, Francesco Michele Laterza, Ahmed Malis, Jacopo Martinotti, Andrea Noviello, Valentina Parati, Matteo Pizzolante, GianMarco Porru, Fabio Ranzolin, Eleonora Reffo e Noemi Rossi – invitati a immaginare momenti performativi in grado di attivare un dialogo aperto con le opere esposte, confrontandosi con la prestigiosa collezione e, in particolare, con i Futuristi, Giorgio Morandi, Giorgio De Chirico, Lucio Fontana, Carlo Martini e Giuseppe Pellizza da Volpedo.
Le prove si svolgeranno a porte aperte, in Sala Fontana, e sono parte integrante dell’operazione, mentre i risultati saranno presentati al pubblico del museo a fine workshop, giovedì, 29 marzo, con una serie di stazioni performative dislocate lungo il percorso espositivo.
In alto: Marcello Maloberti, Piazza Duomo, 2018. Foto Alessandro Calabrese