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Ecco il ponte di Santiago Calatrava a Venezia. E per il suo nome…

di - 13 Agosto 2007



In un editoriale sulle prime pagine de La Nuova Venezia, La Tribuna di Treviso e il Mattino di Padova, Mario Isneghi del Dipartimento di Storia dell’Università Ca’ Foscari lancia un appello alla città lagunare. In una città in cui –come egli scrive– santi e beati traboccano nella toponomastica, si intitoli il nuovo ponte progettato da Santiago Calatrava (qui le prime foto della posa) al recentemente scomparso pittore Emilio Vedova. Sarebbe un bel salto in avanti per un città che talvolta tende a cullarsi nel proprio antico passato… (d. c.)

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  • Caro Calatrava, mai sentito parlare di piccioni?
    Dice che a Venezia ce ne siano alcuni!
    Costerà più di manutenzione che altro, ma tanto a te che te frega, no?
    Te fai le ceramiche tutto contento.

  • nome del ponte:"ponte che non c'entra"

    Ecco fatto. Ora potrò arrivare a Venezia in auto, parcheggiare, fare 100 metri di camminata per raggiungere la stazione e ritornare a casa in treno. Prima invece mi sarebbe stato impossibile perchè 200 metri tutti assieme non riesco a camminarli. Un ponte a Venezia l'avrei piuttosto messo in un altro posto, ma soprattutto l'avrei costruito in un altro secolo. Ci sono cose che a Venezia non possono più essere costruite. Sarebbe troppo tardi.
    Venezia non è esattamente la città dove poter sperimentare nuove opere di architettura; ciò che già c'è è stupendo e non a caso è una delle città più belle e incredibili del mondo.
    Purtroppo c'è gente che sbava per la novità, o ha bisogno di svuotare le tasche del comune in un progetto costoso. E così ecco che il più appariscente degli architetti di ponti è chiamato e pagato per operare. Molti suoi progetti mi piacciono, ma spesso sono dei pugni in faccia. Non guarda in faccia a nessuno, probabilmente pensa sempre di trovarsi come Beetlejuice in un plastico, mentre attorno ci sono persone, edifici, c'è vita e storia con le quali bisogna fare i conti. Ad esempio il bianco non va bene in tutte le città. Un architetto deve pensare soprattutto a questo perchè ciò che progetta non è un'opera pura, ma è assolutamente dipendente almeno dalla sua funzionalità e dal suo contesto. Inoltre Venezia non dovrebbe sottomettersi alle esigenze del turismo, altrimenti diventerebbe sempre più un parco dei divertimenti e la sua esistenza non avrebbe più senso se non come meta turistica privata della sua essenza originaria.
    L'onore che una città così unica offre a Calatrava non ha prezzo. Vorrei coinvolgere tutta la gente che è d'accordo con me ad invitarlo ad offrire alla città di Venezia la progettazione e la costruzione di questo ponte.
    Almeno in questo modo egli si salverebbe l'anima; ma se fosse ancor più coraggioso, ancor più architetto rinuncerebbe al ponte, per rispetto.

  • Calatrava ha già da tempo donato alla città di Venezia il suo progetto per il quarto ponte sul canal grande. Opera che ritengo quanto mai indispensabile per cercare di recuperare quella zona tra stazione-piazzale Roma-tronchetto che fino ad oggi è abbandonata al caos di auto, pullman e treni. A Venezia si deve costruire: Venezia è una città che si evolve e deve adeguarsi anche dal punto di vista infrastrutturale. L'alternativa è ridurla a museo a cielo aperto, cosa che in parte è già. Rispettiamo i veneziani che ci vivono e che hanno le loro esigenze. Per quanto riguarda il nome, mi pare che questo continuo riferimento alla pace, in ogni cosa e in ogni luogo sia francamente ipocrita. Si esige che un ponte sia dedicato alla pace ma è tutto quello che riusciamo a fare per realizzare effettivamente la pace. Venezia, che della sua capacità di amministrare la giustizia ne faceva un vanto, ha posto il suo equilibrio sui rapporti economici. Non certo sul fatto che siamo tutti fratelli e ci vogliamo tutti bene. E per circa mille anni è stata una potenza che ha fatto il bello e cattivo tempo tra Europa Asia e Africa. Nella zona in cui è stato costruito il ponte di calatrava c'erano due chiese: santa Chiara e santa Lucia. Santa Lucia è stata distrutta per far posto alla stazione, santa chiara per far posto al piazzale (una parte comunque rimane ed è stata inglobata nell'albergo). Propongo quidni che il ponte sia dedicata a Santa chiara, in memoria della chiesa scomparsa. Questo rifiuto delle tradizioni mi sconcerta non poco: si rifiuta la tradizione, ma si esige che nulla a venezia venga toccato.
    Complimenti quindi a Calatrava, complimeti a Venezia che ha costruito un'altra grande opera d'arte.

  • anch'io voto per S. Chiara o S. Lucia o meglio Sante Chiara e Lucia. Nell'uso quotidiano suonerebbe "ponte sante chiara e lucia", un po' lungo forse ma meglio, così cade l'attenzione sull'enorme significato simbolico di questo ponte. Possibili abbreviazioni: ponte chiara e lucia, (o solo una o solo l'altra parla sempre della luce chiara che è quella che come il sole contiene in se tutte le frequenze, vibrazioni e colori, ponte delle sante (parla della santità al femminile.
    Perchè alle due estremità c'erano le chiese di S.Chiara e di S.Lucia. Perchè il ponte è dialogo e il dialogo è indispensabile all'equilibrio e l'equilibrio è luce. Perchè la maggior parte dei saggi credenti in una o altre religioni o non, Dalai Lama compreso, sembrano d'accordo sul fatto che la più originale e profonda natura della mente è di chiara luce, essa puo' comprendere il buio, il buio, forse sbaglio, mi sembra non riesca a comprendere la luce.

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