“Eyes Wide Open: an Italian Vision”, presentata da Christies a Londra ieri sera, è una delle più grandi collezioni private di arte povera al mondo. I 109 pezzi collezionati da Nerio e Marina Fossati, nell’arco di venticique anni e la cui stima totale si aggira intorno ai 25 milioni di sterline, includono opere dei maggiori esponenti del movimento, da Giuseppe Penone e Alberto Burri ad Alighero Boetti passando per Giulio Paolini e Pino Pascali.
Nessuno escluso, insomma, nemmeno Fausto Melotti, il cui lavoro forse non sempre sembra trovarsi a proprio agio nel contesto dell’Arte Povera. Grande assente Gino De Dominicis, il cui profilo fotografato compare però nel catalogo della collezione. L’aspetto più interessante della raccolta, probabilmente, che davvero riesce a tenere gli occhi “wide open”, è l’inclusione di opere di artisti contemporanei il cui lavoro ha tratto ispirazione dai Maestri citati tra cui, ad esempio, Mona Hatoum, Tony Cragg, Anish Kapoor e Olafur Eliasson.
E c’è grande fermento intorno all’asta dell’11 Febbraio: già a gennaio Christie’s ha chiesto a Massimiliano Gioni di presentare “Eyes Wide Open: an Italian Vision” nella loro sede di New York, dove il direttore del New Museum ha raccontato le origini del movimento. Premettendo che le aste annuali di arte Moderna italiana di Christie’s e Sotheby’s a Londra sono passate da un profitto di 10.4 milioni di sterline nel 2002 a 42 milioni lo scorso anno, il tempismo di quest’asta sembra essere perfetto: non resta che aspettare l’11 febbraio per scoprire come andrà e se, come auspicato da Christie’s, si batterà un nuovo record. (Victoria Genzini)