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Firenze capitale del Medio Oriente. Torna in città la quarta edizione di “Film Middle East now!” per guardare all’identità araba oltre i luoghi comuni

di - 30 Marzo 2013
Firenze international, anzi, mediorientale, per una manciata di giorni. Dal prossimo 3 aprile torna infatti in città il Festival “Film Middle East Now!”, che in cinque giorni tra arte, cinema, cucina e video presenterà in cartellone qualcosa come 37 anteprime nazionali su 44 titoli in totale, di cui 16 cortometraggi. Paese ospite il Marocco, ma lo sguardo si allargherà anche all’Afghanistan, che sarà oggetto di un focus, nonché sulle problematiche e le poetiche derivate anche dai rapporti tra Israele/ Palestina e dalla situazione di Siria e Iran.
Un modo per far conoscere la cultura e la società di questi Paesi, con un Festival che quest’anno arriva alla quarta edizione, tentando di scavalcare pregiudizi, luoghi comuni e il refrain delle bad news internazionali. Organizzato dall’Associazione “Map of Creation”, per la prima volta, inoltre, quest’anno sarà assegnato il premio del pubblico al miglior film, il “Middle East Now Award”, scelto tra i 22 titoli in concorso, tra documentari e fiction, visibili tra il cinema Odeon, Auditorium Stensen e altre location in città.
A inaugurare il festival sarà Zaytoun, l’ultimo lungometraggio del regista israeliano Eran Riklis, storia toccante dell’amicizia tra un bambino palestinese e un pilota israeliano, durante la guerra civile libanese, che ha come co-protagonista la star di Hollywood Stephen Dorff. Spazio, inoltre, anche per le arti visive: Rana Salam, colei che viene definita come la regina dell’estetica pop mediorientale, sarà in scena con un’installazione all’Odeon, e a Firenze creerà un suo “pop up shop”, in cui saranno presentati i suoi oggetti firmati; il 4 aprile, inoltre, l’artista terrà una lecture alla Strozzina per raccontare come l’estetica popolare araba sia stata trasformata nel suo lavoro in una serie di grafiche ed oggetti dal forte appeal occidental-fashion.
“Vogue Arabe” è invece il progetto di Hassan Hajjaj, l’Andy Warhol del mondo mediterraneo, che presenterà la rilettura, a suo modo, del celebre magazine (esatto, proprio Vogue)  alla Aria Art Gallery, in una modalità dissacratoria e seria nel medesimo tempo.
Dall’Afghanistan in arrivo sei film, tra cui l’anteprima nazionale di An Afghan Love Story di Barmak Akram, uno dei più acclamati registi locali. Il film racconta la storia d’amore clandestina tra i giovani Wajma e Mustafa e apre uno spaccato sulla drammatica complessità dei legami sentimentali e sul ruolo delle donne nella società afgana; nella sezione dedicata al dualismo Israele/ Palestina segnaliamo il documentario Soldier on the Roof di Esther Hertog, ironico spaccato sulla quotidianità della piccola enclave ebrea di Hebron, in cui vivono 800 coloni israeliani e 120mila palestinesi; dal Libano invece due appuntamenti da non perdere: il film La reconstitution d’une lutte di Raed e Rania Rafei, dalla recente primavera araba un viaggio a ritroso fino al 1974 quando l’università americana di Beirut fu occupata per 37 giorni e Jasad the Queen of Contradictions di Amanda Homsi-Ottons, un ritratto della controversa giornalista e poetessa libanese Joumana Haddad, fondatrice della prima rivista erotica del mondo arabo, che sarà a Firenze a presentare anche il suo ultimo libro “Superman è Arabo”, edito da Mondadori.
Ma visto che non solo di conflitti e problematiche si vuole parlare nella Firenze del Medio Oriente, giovedì 4 aprile sarà presentata la “Serata Hummus”, incontro intorno al famosissimo piatto di cui libanesi, palestinesi e israeliani rivendicano “l’invenzione”: per l’occasione sarà la volta della proiezione di Make Hummus Not War, dell’australiano Trevor Graham, ironico e intelligente documentario sulla “guerra dell’hummus”. Ospite speciale, ancora, Greenhouse, l’istituzione cinematografica Israel-based che si occupa di formare giovani registi del Mediterraneo e del Medio Oriente e, infine, una vasta carrellata di corti, realizzati proprio da un nucleo di giovani dell’area. Cinque giorni per respirare a pieni polmoni l’aria del deserto, e forse anche quella del conflitto. Consapevoli che l’arte, come l’hummus, può contribuire a gettare un velo di uguaglianza e un nuovo ordine, forse non sociale, ma civile. Il programma completo della kermesse è al sito: http://www.middleastnow.it

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